Angolo
dei bambini
Cari
bambini e care bambine
Ecco, per la prima volta su Segni di Solidarietà,
il vostro Angolo … La nostra intenzione è di farvi un po’ divertire,
fantasticare, conoscere, imparare, scoprire il Guatemala attraverso giochi,
leggende, storie, racconti, curiosità, canzoni, filastrocche, immagini… vi va
l’idea?
Vi
proponiamo una breve canzone che i bambini e le bambine di
El Limon amano cantare. Ma
lo sapevate che anche in Italia si
canta una canzoncina simile? Sotto troverete
la versione italiana .
ESTE
ERA UN BARCO
Este era un barco, un barco,
un
barco chiquitito.
Este
era un barco, un barco,
un
barco chiquitito,
que
no sabìa, que no sabìa navegar…..
C’ERA
UNA VOLTA UN PICCOLO NAVIGLIO
C’era una volta un piccolo
naviglio,
c’era una volta un piccolo
naviglio
che non sapeva, non sapeva
navigar!
E dopo una, due, tre, quattro
settimane…
il piccolo naviglio si mise a
navigar…
Vi è piaciuta? Allora
perché non inventate anche voi una filastrocca o una canzoncina e ce la
mandate?
Noi la metteremo nei
prossimi numeri di questo giornalino, la tradurremo in spagnolo e la invieremo
ai bambini/e di El Limon.
Tutti coloro che parteciperanno, riceveranno un regalino prodotto in Guatemala.
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DOMINO DEGLI ANIMALI DEL GUATEMALA
Carissimi bambini e bambine,
ora vi proponiamo di continuare a fare la conoscenza con il Guatemala attraverso gli animali che vivono lì.
Qui di seguito trovate alcune immagini che si riferiscono ad altrettanti animali e la traduzione del loro nome in spagnolo. Potrete costruirvi un domino seguendo queste semplici istruzioni:
1. fotocopiate 3 volte la parte con le figure degli animali

2. ritagliate almeno 10 rettangoli da un cartoncino di recupero (quello delle scatole delle merendine va benissimo) di queste dimensioni: cm. 6 di lunghezza e cm. 3 di altezza;
3. tracciate una linea di divisione a metà del rettangolo;
4. incollate su ogni parte dei rettangoli la figura di un animale diverso. Ad esempio: la gallina da un lato e il coniglio dall’altra;
5. proseguite in questo modo fino a quando avrete creato combinazioni diverse.
Naturalmente dovrete scrivere il nome dell’animale in spagnolo sotto ogni figurina.
GALLINA = GALLINA
CONEJO = CONIGLIO
GATO = GATTO
MONO = SCIMMIA
TORTUGA = TARTARUGA
PATO = ANATRA
PERRO = CANE
CABALLO = CAVALLO
PERICO = PAPPAGALLO
SERPIENTE = SERPENTE
Ed
ora non ci resta che augurarvi : BUON LAVORO E BUON DIVERTIMENTO!
E adesso una fiaba… buona lettura..
SIPAC E GLI SPIRITI DEL MAIS
Gli
indios del Guatemala raccontano molte storie circa un gigante enorme di nome
Sipac. Sipac era così famelico che divorava qualsiasi cosa incontrasse sulla
sua strada, talvolta anche esseri umani. Un giorno decise addirittura di vendere
una parte del suo paese per un po’ di cibo. La gente della costa barattò con
lui una focaccia immensa in cambio dei suoi vulcani e Sipac seguitò a vendere
montagne e montagne, una dopo l’altra.
Sipac
vagava per il paese sradicando i suoi vulcani e un giorno capitò in un luogo
chiamato Belejuj dove ce n’era uno veramente bello. Lo alzò adagio dal suolo
e se lo caricò sulle spalle: udiva dal suo interno il gorgoglio dell’acqua
del lago che s’andava formando nel cratere. Si diresse di nuovo alla spiaggia
per venderlo, quando intravide tre graziose fanciulle che stavano lavandosi i
capelli in un fiume sgorgato nello stesso posto dove prima s’innalzava il
vulcano. Le tre fanciulle si somigliavano assai, eccetto nel colore della pelle
che era differente per ciascuna: una aveva la pelle bianca, l’altra scura, e
la terza rossa e tutte portavano lunghi capelli come di seta sciolti sulle
spalle. Anche se Sipac non se ne accorse, le tre ragazze erano gli spiriti del
mais, protettori della terra, e il loro colore diverso rappresentava le
differenti specie di mais.
Avevano
il potere di favorire i buoni raccolti o, al contrario, di far appassire le
pannocchie e ridurre così il paese alla fame. Ma Sipac vide solo tre fanciulle
incantevoli.
-
Mi piacerebbe sposarmi con tutte e tre – disse – Volete essere mie
spose?
- Ci
piacerebbe avere un uomo forte come te che si prendesse cura di noi
– risposero gli spiriti del mais.
-
Ti sposeremo ma ad una condizione: che tu ci offra da mangiare tutto ciò che
abita nel fiume: pesci, granchi, rane…D’accordo?
- Senz’altro
– disse Sipac, pensando che tale desiderio non era poi tanto difficile da
soddisfare.
I 3
spiriti del mais decisero di burlarsi subito di lui. Sembra che tu abbia fame,
- incominciò la più giovane delle fanciulle. Se peschi sotto quella pietra
prenderai un granchio enorme potrai mangiarlo.
Gli
indicò poi un grande pennuto che s’immergeva nello specchio dell’acqua e
Sipac, ansioso di mostrare la sua forza, si
tuffò e scomparve. Per molto tempo restò sott’acqua, cercando tentoni di
trovare il granchio. Intanto la più giovane delle fanciulle sciolse il nastro
dei capelli e abilmente lo intrecciò dandogli la forma di granchio; poi, con
delicatezza, lo appese a una piuma che emergeva dall’acqua.
- Non
hai ancora preso il granchio? – gridò a Sipac.
-
No, ancora non l’ho trovato –
brontolò Sipac dal fondo dell’acqua.
-
Bè, io ne ho trovato un altro qui – disse il più giovane dei tre
spiriti del mais. – Vieni e prova con quest’altro.
Sipac tornò a galla boccheggiante, cercando un po’ d’aria; e
pensava se aveva fatto bene a chiedere alle tre fanciulle di sposarle.
- So
per certo che c’è un granchio sotto quel masso – disse vivace il più
giovane dei tre spiriti del mais – ma là il fiume è molto
profondo e il buco sotto la roccia somiglia più a una caverna
sotterranea che ad altro. Così voglio attaccare una catena alle tue gambe per
tirarti su se ti troverai in difficoltà.
A
Sipac non garbava di immergersi con le catene: ma invaghito dalla bellezza delle
tre fanciulle, non disse nulla. Gli spiriti del mais gli applicarono le catene e
egli si lanciò nell’acqua.
Sipac
intravide qualcosa sotto la piuma e quando stava per vedere che cos’era, gli
spiriti del mais compresero che dovevano agire. Saltarono sulla roccia e la
legarono stretta con la catena. Sipac sembrava spacciato ma proprio in quel
momento scoprì il granchio fatto con il nastro dei capelli e, accortosi
dell’inganno, cercò di fuggire da sotto la roccia. La catena era legata
stretta, ma gli spiriti del mais non avevano pensato alla forza straordinaria di
Sipac. Con il macigno incatenato sulle spalle si drizzò in piedi e si mise a
correre evitando di guardare la faccia delle graziose fanciulle. Non vedeva dove
metteva i piedi e passando per uno stretto sentiero cadde in un burrone. Cadde
con tanta forza che il suo corpo gigantesco sprofondò nella terra e la grande
roccia che portava si assestò su di lui e formò un nuovo vulcano. Il vulcano
chiamato Sipac lo si può vedere tutt’oggi vicino al il fiume Cala, in
Guatemala. In prossimità c’è una cittadina incantevole conosciuta come
Pueblo Viejo, e se qualcuno passa di là può sentire ancora un profondo e sordo
gorgoglio che viene dal fondo della terra. E’ Sipac che si trascina la catena
o, seduto sulla roccia, vigila i tre spiriti del mais che si burlarono di lui.