DON PIERO NOTA

 


CHI E' DON PIERO

LE SUE LETTERE


CHI E' DON PIERO

 

Don Piero Nota

E’ nato ad  Airasca  (To) il 2/7/1932. Negli anni ’70, come parroco di  Gesù Redentore a Torino, ha speso il suo apostolato a vantaggio dei più deboli impegnandosi, tra l’altro, nelle mobilitazioni dei lavoratori per il diritto alla casa.

 Dal 1985 opera a Città del Guatemala, nel quartiere di El Limon, portando avanti un progetto di promozione cristiana, umana e sociale con l’obiettivo di garantire la difesa dei diritti dei bambini.

 Il comitato garantisce che i fondi verranno consegnati direttamente a Don Piero.

 


LE SUE LETTERE

 

 

Torino, 4 aprile 2009

· Alle amiche e amici di S.O.S. Guatemala. · Alle persone che lottano e si impegnano nella solidarietà con i poveri e marginati della parrocchia Cristo Nuestra Paz. · A chi crede ancora che un "altro mondo" e "un'altra chiesa" sono possibili.

Un cordiale saluto con un forte invito a camminare o a riprendere ancora il cammino sperando sempre contro ogni speranza. Anzitutto un grande grazie da parte mia, della famiglia guatemalteca con cui vivo in questo difficile ed obbligato esilio e da parte di tutti i poveri che ho avuto la grazia di conoscere e con cui convivere.

Grazie vive per la vostra generosa solidarietà e la vostra costante fedeltà, più significative in questo periodo di incertezze e di crisi a cui ci hanno portato promovendo un sistema marcio ingiusto e corrotto che distrugge ed esclude i poveri.

Pero stiamo vivendo anche una NUOVA ORA DI GRAZIA guardando i segni dei tempi che siamo chiamati a vivere, se siamo fedeli alla speranza di una TERRA NUOVA con un grande banchetto, come dicono i martiri, dove ci sia posto per tutti.

Per questo dobbiamo vedere la afflizione del popolo e metterci in ascolto del grido e della collera dei poveri e delle vittime che sta salendo da tutto il mondo.

Non lasciamoci paralizzare dalle politiche che promuovono e creano solo paure e violenze pur di stare al potere, criminalizzano il diverso promovendo il razzismo e creando nuovi muri.

Riprendiamo l'ira e l'indignazione profetica e scuotiamoci dal sonno, dall'intorpidimento, dall'indifferenza per non lasciarci appiattire o intontire dai vari poteri.

Si tratta non solo di celebrare Pasqua ma di vivere pasqualmente, risuscitando sempre da tutte le morti che ci impongono.

Circa il progetto in Guatemala devo dirvi che il cardinale Quezada ha affidato la parrocchia ai passionisti con quattro sacerdoti spagnoli e uno guatemalteco. In questo ultimo periodo purtroppo le cose sono un po' precipitate, ritardando, con un nuovo atto di violenza, l'attività pastorale della parrocchia (la paura cambia i ritmi). Ora siamo in attesa di vedere come continuare i vari progetti: in primo luogo le mense tanto importanti. Per le mense dei bambini più poveri, vere vittime di queste situazioni, stiamo aspettando nuovi segnali. La violenza causata e organizzata dal grosso crimine organizzato usano localmente i giovani delle bande (maras), che in fondo sono anche vittime usate per uccidere e che poi elimineranno quando non servono più. Io penso che il Signore ci chiami a un nuovo stile di vita e una nuova forma di solidarietà: i poveri, più che mai, oggi hanno bisogno della nostra solidarietà per non sentirsi abbandonati e dimenticati: essere fedeli nei momenti difficili anche se un po' oscuri: questo è amore. Vorrei solo dire, per esperienza diretta, che in situazioni come quelle non è facile prendere una decisione tanto rapida soprattutto da parte di chi, come i nuovi preti, non conoscono il sottobosco locale della violenza. Purtroppo devo dirvi che questo non succede solo al Limòn ma in tutto il paese; il problema che si apre è come accompagnare ed essere solidari con i poveri che vivono in conflitto e in realtà violente.

Certo per noi che siamo vissuti là, è uno strazio.

Grazie ancora della vostra solidarietà per la famiglia rifugiata con cui vivo: vi invito ancora a sostenerci in questa difficile esperienza di esilio. Grazie di cuore di tutto: non scoraggiamoci, ma impariamo dai poveri a sperare sempre, a resistere, a lottare, sapendo che anche noi, come Dio, dobbiamo stare con loro.

Coraggio, buona Pasqua e speriamo di vederci e aggiornarci.

Don Pedro Nota

 

Torino, 5 maggio 2008

 

Cari/e Amici/che di Rivalta 

Vogliate gradire un segno speciale d’amicizia nel cammino che stiamo vivendo.  La vostra presenza e solidarietà è per noi e per i poveri una forza straordinaria di un fuoco di amore che ci alimenta interiormente.

Dopo circa dieci anni dal famoso uragano Mitch/’98, la vostra fedeltà ai più Poveri di “El Limón” e della Parrocchia “Cristo Nuestra Paz” è risaputa da tutti.

In questi mesi, nonostante le condizioni sociali del Guatemala non siano tra le più consolanti, la nostra comunità, accompagnata ora da padre Mauro Verzeletti, ha deciso di riprendere il cammino che da anni voi sostenete: le mense (un pasto al giorno), l’asilo, il dopo scuola, la scuola per gli espulsi dalla scuola, appoggio alle donne, alle famiglie disgregate, senza lavoro, ragazze madri, ai giovani (14-15 anni in su) più a rischio e alla scuola sportiva con molti bambini/e ragazzi/e giovani ed adulti.

Il motivo della ripresa è che anche nei momenti più difficili e confittivi (dopo 2/3 mesi di pausa e riflessione dicembre-febbraio), la comunità ha deciso, in base alle scelte della parrocchia e della chiesa latino-americana, che i più poveri non possono essere ulteriormente penalizzati ed emarginati.  Per l’esperienza che stiamo vivendo oggi, ci sembra che Dio ci voglia impoverire di tutte le certezze, chiamandoci ad essere poveri pellegrini in ricerca: come Abramo, anch’io e la famiglia abbiamo dovuto fuggire, dobbiamo “partire senza sapere dove andare, sperando contro tutta la speranza”.

Ma grazie a Dio ci siete voi che ci accompagnate.

Un grosso grazie di tutto.

Don Piero Nota.

 

Guatemala, 14 giugno 2007  

Carissime/i Amiche e Amici dei Poveri

Prima che cominciate le vacanze estive, vi mando un saluto e gli auguri a nome di tutte/i.

E’ iniziato un mese fa il periodo delle piogge, tormente tropicali e uragani, che quest’anno (dicono i meteorologi) saranno molto più numerosi e distruttivi.

Siamo minacciati dalla natura che, almeno qui, si è fatta spietata a causa delle manipolazioni e dallo sfruttamento disumano.

Il paese vive in stato d’allarme: ieri alle 13 e 30 c’è stata una forte scossa di terremoto: tutti abbiamo avuto molta paura. Speriamo in bene.

Viviamo in un clima di forte e cieca violenza, diretta dal crimine organizzato, composto in parte da militari, da poliziotti, da esponenti di partito (siamo in un periodo elettorale), che si contendono il mercato della droga (la maggioranza dei candidati, anche se vanno per la maggiore, sono finanziati dalla droga, che qui aumenta sempre di più e fa strage con omicidi continui).

Moltissimi sono gli assassini, anche di ragazzi. Nella parrocchia la media è di 3-4 per settimana.

Molti chofer (oltre 30 da gennaio) sono stai assassinati per estorsione.

Molte famiglie hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni per estorsione. I criminali usano giovani, adolescenti, bambini

Ci sono molti furti e sequestri. Non solo di sera (quando nessuno esce), ma anche di giorno spesso ci sono sparatorie. La gente vive di paura e terrore.

Questa è una situazione che divide la gente, per cui non ci si fida del vicino, perché potrebbe essere del giro del narco, delle bande, dove i giovani vengo usati come sicari. Il crimine organizzato, anche dal carcere, con il cellulare, decide di estorcere e assassinare.

Nonostante tutto ciò non ci scoraggiamo e continuiamo a credere nel Dio della vita e a seminare vita e speranza.

Sono piccoli segni, però molto importanti, come le mense per i bambini denutriti (il Guatemala è uno dei paesi tra i primi del mondo per denutrizione e il primo dell’america latina).

Inoltre cerchiamo di continuare tutto il lavoro educativo, l’accompagnamento dei malati, il recupero dei bambini rifiutati dalle scuole, perché tremendi, bambini lasciati a se stessi da famiglie disgregate, usati e organizzati dai leader delle bande, della droga, e da loro armati (moltissimi dei nostri bambini viaggiano armati e minacciano). Siamo abbastanza allo sfacelo.

Tutte le cose buone, i segni di speranza e di vita che abbiamo, riusciamo a tenerli in piedi e a dare senso, grazie alla vostra solidarietà. Così il rifacimento delle case, molto precarie, il grosso impegno educativo e formativo, il laboratorio per le donne, i corsi di alfabetizzazione, l’attività sportiva con 65 squadre.

Siamo nel mese dei martiri e sappiamo che il chicco di grano che cade in terra, solo se muore produce frutto (Gv. 13).

I Poveri ci chiedono di avere coraggio, essere una chiesa coraggiosa, capace di mettersi e di stare nei problemi del mondo, nella sofferenza, anche se ciò comporta rischi, rifiuti e incomprensioni: una vita di martirio.

Ciò che è fondamentale è di costruire il Regno di Dio (giustizia per tutti, anche per i Poveri, pace e fraternità) e che tutti abbiano un posto a tavola, la possibilità di lavorare, mangiare e vivere in pace, anche i giovani e i bambini.

Una chiesa che non serva il Regno di Dio, cioè non serva i Poveri, è una chiesa che non serve più a niente. Anche se fa belle liturgie e tanti documenti. Dobbiamo re-imparare a celebrare la vita.

Grazie infinita per la vostra fedeltà ai nostri Poveri.

Un grande saluto da Mario, Gladis, Alma, Evaluna e Perito.

Un fortissimo abbraccio.

Don Piero

Buone vacanze per chi può andare!

 

Città del Guatemala, Pasqua 2007

Carissimi/e Amici/che

è un grande privilegio e un onore per me , oltre una grazia potervi ancora scrivere da questa Parrocchia “Cristo Nostra Pace”, luogo di tanti conflitti, tanta sofferenza, di un sempre maggior numero di persone, giovani e ragazze, assassinate: è veramente un luogo di grazia, di risurrezione, di speranza e di vita.

Questo è uno dei tempi più difficili per noi, per il nostro popolo sempre più crocifisso e martoriato e per la stessa Chiesa.

E’ un periodo molto duro, perché la Chiesa stessa è solo una delle tante possibili scelte sul mercato. E anche i poveri sono diventati spesso oggetto per spremere e mungere soldi, e molte O.N.G. sono maestre in questo.

Aveva ragione, e oggi ancora di più – mi pare Don Milani – quando diceva:”fare strada ai poveri, senza farsi la propria strada”. Che religione è quella che accetta di convivere con una realtà di fame, di miseria, di ingiustizia, di esclusione, di morte e di tanta, tanta violenza-guerre- oppressione?

Il rischio che oggi si corre è di non aprire gli occhi sulla realtà umana e di stare immersi in un sonno che ci porta ad essere indifferenti ed alienati dalle situazioni sia locali, ma soprattutto del Sud del mondo, dell’Asia, dell’Africa e di molte parti dell’ America Latina.

Oggi più che mai siamo stati chiamati a testimoniare – come uomini/e e credenti – che non esiste spiritualità senza solidarietà nella difesa della vita e nella comunione con le vittime di questo mondo iniquo.

E’ importante che usciamo dal letargo in cui spesso siamo caduti, a volte senza rendercene conto, per non essere più tardi condannati come complici di omissione di fronte al terribile genocidio che i sistemi consapevolmente provocano e realizzano nel mondo, da noi qui il neo-liberalismo. Qui la realtà socio politica ed economica, come già saprete dalle notizie, è sempre più complicata. Difficile e soprattutto con tanta e tanta violenza : la gente vive di paura, di notte le strade sono deserte.

Tra i molti assassinati c’è anche un ragazzo, Ferson, nipote di Mario, che ha 3 bambini piccoli

Cosa vuol dire credere e celebrare la Pasqua in mezzo a tanta sofferenza – violenza – strade insanguinate?

La realtà in cui noi qui, nel Sud del mondo, viviamo, deve aprire a tutti gli occhi anche se siamo lontani di qui o pensiamo di tenerli già aperti, deve muovere le nostre viscere di misericordia, anche se crediamo di dedicarci già ai poveri.

Qui vivono i privilegiati del Dio di Gesù Cristo.

Impegnarci a liberare questo mondo gravemente infermo e minacciato di morte anche con una austerità condivisa, diceva Ellacuria.

Dobbiamo liberare dalla ingiusta povertà, dalla discriminazione di razze e di guerra, dal silenzio e dalla menzogna, dalla crudeltà tutto ciò che ci rende triviali e disumani; non coprire la verità con la

menzogna e l’ingiustizia.

La speranza in Cristo Risorto ci fa gridare che è possibile un altro mondo, un’altra chiesa, però la compassione ci fa gridare che un altro mondo è necessario.

Per questo occorre lottare per sradicare le radici strutturali del male.

Ci vuole generosità senza limiti, ciò che si diceva del martiri (il 26 di aprile celebreremo il 9°anniversario di Mons. Gerardi e il 24 marzo quello di Romero) che hanno dato tutto se stessi per la liberazione della propria gente e di cui purtroppo si parla di meno, come se avessimo trovato cammini di liberazione senza dolore.

In concreto: umiltà, umanizzarci per umanizzare: fare la rivoluzione come una chiesa e società perdonata e capace di perdonare.

Nel vivere quotidiano, con la fermezza, nella resistenza, nel creare dignità e accompagnare i poveri e le vittime di oggi: “sperando contro ogni speranza”: questa è Pasqua: passare dai cammini di morte oggi ai cammini di vita da costruire, fino alla grande Pasqua: la festa che non cesserà mai.

Costruiamola già oggi vivendo Pasqualmente, come risorti.

Ancora: grazie, grazie, grazie per la vostra costante solidarietà, anche se i momenti sono difficile e duri.

A nome di tutti i più poveri tra i poveri  condivido con voi gli auguri.

Grazie di tutta la solidarietà per la mensa, per la guarderia (asilo) – scuola,  dei rifiutati perché ripetenti non più accettati o in sopraetà , circa 50; – per programmi al femminile, tra cui alfabetizzazione per donne – laboratori – la biblioteca, programma di doposcuola per due turni  (qui si chiama tutoriato), campi di vacanza (oltre 100) ottobre/novembre fino ai primi di dicembre –

Costruzioni di abitazioni – appoggio a famiglie  per la casa, salute,cibo, medicine, AIDS ed emergenze varie.

Non le chiamiamo adozioni, ma di fatto lo sono – le varie borse di studio – La scuola del Puente con i ragazzi e ragazze a rischio (oltre i 15 anni).

La lega sportiva di Cristo Nuestra Paz della parrocchia con circa 60 squadre – bambini/e – ragazzi/e – adulti/e e soprattutto giovani.

Tutto ciò è possibile grazie alla Vostra solidarietà generosa.

Grazie della Vostra comprensione magnanima- ciò che vi posso assicurare è che i vostri soldi della

Solidarietà vanno ai poveri e una parte minima per la conduzione della casa: le offerte della messa sono tutte gestite dalla comunità per i poveri, malati e anziani.

Purtroppo stiamo passando un periodo molto duro, molto difficile e complicato sia politico (il 3 settembre ci saranno le votazioni), sia sociale, sia economico, sia ecclesiale.

Un grosso grazie ancora e tanti tanti auguri, che dopo questo lungo Venerdì Santo, possiamo risorgere a un mondo nuovo: ne siamo sicuri perché Cristo è Risorto e il male è già stato vinto.

Buona Pasqua – saluti a tutti/e  Animo! Avanti!

 

Don Piero – Mario e Gladias – Alma – Pedrito – Evaluna  e tutti i nostri poveri.

Città del Guatemala, Pasqua 2006

Carissimi amici e amiche della solidarietà con il Limon,siamo ormai prossimi alla Pasqua: avvenimento che ci riempie di gioia, di speranza e di vita, che ci aiuta a guardare al futuro e la storia con occhi nuovi.

Per chi di noi crede che è possibile un “altro mondo”, un’ “altra chiesa”, un’ “altra società”, la Pasqua diventa una grande opportunità per riprendere il cammino e creare altri modi per costruire il Regno di Dio oggi.

Oggi si sente una grande insoddisfazione, un’insofferenza, addirittura un rifiuto per la situazione umana, sociale, politica e anche religioso. Spesso con la nostra rassegnazione, la mancanza di spirito e di idee nuove, l’incapacità di sognare, abbiamo permesso che si cadesse in un appiattimento e uniformità.

Uno dei nostri grossi limiti  è l’indifferenza davanti a tanta sofferenza e tante morti inutili: le tante vittime della fame, guerra, violenza e ingiustizia. Con la nostra passività diventiamo complici di coloro che distruggono questo mondo con tanta malvagità e irresponsabilità. Oggi con le politiche dell’impero, appoggiate anche dai governi incoscienti, si è diffuso il terrorismo in tutto il mondo; anzi si usa lo slogan “terrorismo” per annientare i più poveri, come sta succedente in America latina con gli immigrati. Si costruiscono muri, ma con la politica dei pugni chiusi con si costruisce niente. Dobbiamo essere dei ponti e non dei muri se vogliamo la pace. Con i governi che abbiamo in Centro America, succubi dell’impero del Nord, non c’è futuro per i poveri, soprattutto per i giovani. In poveri vivono completamente abbandonati, soprattutto nelle zone marginali, spesso vittime della violenza, che è diffusa in tutte le sfere sociali. La nostra gente vive di paura e di sfiducia; molti si gettano nelle sette. Viviamo veramente un Venerdì Santo continuo, con un popolo sempre più crocefisso, emarginato, escluso ed affamato.

I bambini che perdono l’anno scolastico sono esclusi dalle scuole, così i ripetenti e i ragazzi avanti negli anni. Come parrocchia abbiamo dovuto aggiungere un nuovo programma di scuola per questi bambini ed adolescenti, rifiutati da tutti, per non creare futuri delinquenti. La gente dice che la parrocchia è l’unica che accoglie, accetta e difende tutti, tentando di dare un futuro; però le risorse sono insufficienti per finanziare questi programmi (insegnanti, banchi, ecc…) e le forze impegnate poche.

I programmi delle mense, dell’asilo, del doposcuola, della biblioteca, delle borse di studio, i programmi di appoggio a famiglie con abitazioni precarie e, soprattutto, per la salute (medicine, ospedalizzazioni, esami di laboratorio, cure oncologiche, …) richiedono molte risorse. Qui, purtroppo, data la situazione socio-economica, viviamo in una continua urgenza ed emergenza. E’ tremendo!

Grazie di quanto fate per noi, cioè per i nostri Poveri e Miseri. Continuate con sempre maggior generosità e solidarietà. Anzi, se potete, coinvolgete altra gente, gruppi, parrocchie,…

La situazione che viviamo è molto dura e difficile. Proprio per questo celebrare e vivere la Pasqua diventa una vera resurrezione: seguire e camminare con Gesù che è passato facendo il bene e liberando gli oppressi: stare con i poveri e le vittime sino a dare la propria vita, schierandoci con tutte le vittime e i crocefissi dell’umanità di oggi. Reimparare ad amare senza condizioni e senza contraccambio. Amare gratis – sì, proprio come Gesù – questa è l’alternativa. Rompere la cultura della paura in cui viviamo con la fiducia, la speranza e il coraggio d’amare.

Che la Pasqua ci risusciti e ci ricarichi di energia, di speranza e di un futuro nuovo. 

Auguri a tutti di cuore! Con affetto, un forte abbraccio! 

Don Piero, Mario, Gladis, Alma, Pedrito, Evaluna e tutti i Poveri


Guatemala 27 agosto 2005

Carissimi amici e amiche della solidarietà,

quando riceverete questa letterina, penso che abbiate quasi tutti finito il periodo delle ferie.

Adesso riprendete la marcia con vigore e con valore, anche perché i tempi che viviamo si presentano sempre più difficili. 

Noi qui viviamo la fame, che è anche una forma di terrorismo, come tutte le forme di abbandono in cui vivono i Poveri: non potersi curare, mancanza di medicine, educazione, abitazioni precarie che facilmente crollano quando passano gli uragani, moltissimi senza lavoro.

I Poveri vivono in un rischio continuo e per questo stanno aumentando le famiglie che chiedono aiuto per il cibo, l’abitazione, appoggio per la scuola, cure, medicinali, ecc…

Vi siamo grati per quanto state facendo come la solidarietà, senza la quale non riusciremmo a dare risposte a certe situazioni di grossa sofferenza e miseria. Non scoraggiatevi, resistete nel tempo: siete una vera mano della Provvidenza.

In luglio si è aperto ufficialmente la mensa della Candelaria, usando il salone chiesa, con la rispettiva cucina. Si pensa di aprire anche il doposcuola, molto necessario in queste zone. Ce ne uno in Esquipulas, che accompagna la guarderia (asilo), uno nel Limon* e uno nella colonia Giovanna d’Arco. Mario [ndr. il più stretto collaboratore di don Piero] sta estendendo a macchia d’olio tutte le attività per accompagnare bambini e adolescenti nello studio.

C’è la biblioteca che non è ancora completamente attrezzata, ma che da gennaio ha cominciato a funzionare: è molto utile in zone come queste.  C’è tutto il lavoro delle borse di studio.

In Esquipulas, alcuni giovani di una parrocchia del Wisconsin (USA) hanno ridipinto il salone – mensa - asilo appoggiati da Elisabetta e Andrea di Torino, che hanno terminato i dipinti e fatto attività di animazione.

Il vostro contributo di solidarietà per le mense è fondamentale per appoggiare le varie iniziative che vanno crescendo, in base a nuove necessità.

Di fatto uno dei grossi impegni è lavorare con le famiglie dei bambini delle mense e del doposcuola: la maggior parte famiglie sono disgregate, senza un lavoro. Si promuovono corsi di alfabetizzazione e laboratori pre-professionali. Si tratta di sanare la situazione drammatica di queste famiglie, in cui i bambini sono molto aggressivi e violenti ed entrano a far parte, già da piccoli, di bande (maras).

Vista l’esperienza di Maria Becchere, la psicologa che è venuta da noi per tre mesi l’anno scorso, abbiamo assunto una psicologa a tempo pieno con la speranza di formare un’équipe con le praticanti di psicologia dell’Università di S. Carlos.

Inoltre per accompagnare ed ampliare il lavoro con le donne, abbiamo appena assunto un’assistente sociale, anche per accompagnare le famiglie più disgregate ed abbandonate delle colonie, dando formazione e organizzazione umana, sociale, popolare e politica: se no, sono sempre vittime di tutti gli sciacalli.

L’educazione è la linea centrale della parrocchia: c’è un pullulare d’iniziative che richiede personale anche preparato. Insieme all’educazione ci impegniamo, anche se con molta fatica, per la prevenzione e l’aiuto dei giovani.

Tutto questo camminare è frutto dell’appoggio solidale che da anni ci state dando e ci permette di dare risposte a situazioni sempre più difficili, conflittuali e violente.

Qui la gente, per la molta violenza in cui viviamo, è piena di paura: molti hanno perso l’allegria di vivere e di partecipare. La paura paralizza e la gente si chiude e diventa codarda.

Dobbiamo ricostruire la cultura di pace, in modo che la gente di rimetta a partecipare, a organizzarsi e impegnarsi.

Per questo lavoriamo per ridare e ricostruire la speranza, ricostruire la coscienza e l’utopia.

Grazie ancora della vostra solidarietà costante: anche voi, anche se lontani di qui, vivete la missione. Bambini, giovani, adulti, anziani, siamo tutti chiamati alla Missione, a trasformare questa società, perché un altro mondo è possibile.

Buon lavoro. Con grande affetto.

 

Don Piero Nota

e tutta la Comunità di Cristo Nuestra Paz.

 * El Limon è divisa in insediamenti (dette anche colonie o zone). Uno di questi si chiama Limon.


Città del Guatemala 18 marzo 2005

 

Carissimi amici e amiche del Comitato SOS Guatemala,

 

spero che vi sia arrivata la lettera che vi ho scritto per Pasqua. Con l’occasione del rapporto che vi manda Mario, volevo approfittare per ringraziarvi personalmente a nome di Mario e di tutta la comunità di El Limon del vostro impegno di solidarietà che ci è sempre più necessario, anche perché, come vedete dal rapporto, le attività sono molto ampliate, ciò per rispondere alle necessità più urgenti della nostra gente e dei bambini/e in età scolare, prendendo in considerazione quelli più a rischio.

Aiutando i bambini siamo visti obbligati ad aiutare anche i genitori (per lo più mamme e nonne). Soprattutto per ciò che riguarda la sanità la cifra è molto alta (medicine, ricoveri ospedalieri d’urgenza, AIDS ecc). Purtroppo qui le medicine sono molto care, per il tipo di politica imposta dal governo, multinazionali e U.S.A.

Inoltre diventa urgente la ristrutturazione di molte baracche, che sono pericolanti, soprattutto ora che si avvicina (aprile) la stagione delle piogge. Inoltre la vita è rincarata molto.

Per questo al 31/12/04 abbiamo avuto un bilancio in rosso con un deficit di 12.238 dollari, per cui i 19.000 dollari, che avete mandato in gennaio, sono serviti a coprire il deficit del 2004, mentre in questi mesi ne restano pochi, che già stiamo terminando.

So che voi fate non solo il possibile, ma l’impossibile, per aiutarci, comunque mi sembra doveroso dirvi come stanno le cose, perché siate informati delle pene che passiamo e che ci preoccupano abbastanza, soprattutto nel campo economico, oltre la problematica sociale e politica che è sempre più in sfacelo.

Ancora una volta vi ringrazio di cuore della vostra grande solidarietà e generosità, però ci sembra importante condividere anche la difficoltà e le sofferenze che si vivono.

Però c’è nel nostro popolo e in noi un senso di grande speranza e anche di gioia per questo è Pasqua, siamo pasquali. 

Con affetto, una volta di più grazie che ci siete e di ciò che fate.

Continuate! Un forte abbraccio a tutti/e

don Piero


Guatemala, 10 - 9 - 04
 

Carissimi/e Amici e Amiche di Rivalta,

approfitto del rientro di Germana per salutarvi e darvi qualche informazione.
Anzitutto un grosso grazie per la vostra sostanziosa generosità che ci permette di continuare con le mense, la guarderia (un piccolo asilo) e di terminare in parte la costruzione del salone-chiesa della Candelaria , che sarà adibito anche per le mense dei bambini.Mancano ancora i bagni e altre rifiniture, per poterlo usare.

Per noi siete proprio uno dei sostegni più forti che riceviamo dall’Italia. Vi siamo molto grati, soprattutto a nome dei bambini/e poveri/e e di molta altra gente ammalata, che non avrebbero altra prospettiva che il cimitero.

Quest’estate, soprattutto luglio e agosto, abbiamo avuto la casa parrocchiale piena di persone amiche che sono venute a visitarci e a fare un’esperienza con alcune attività della parrocchia.

C’è stato Luca Carnasciali, un seminarista di Firenze, futuro sacerdote che è entrato in pieno nel cammino parrocchiale (mense, giovani, incontri, comunità di base ecc.).

Poi ci sono stati soprattutto gli amici di Torino/Moncalieri, Stefano, Orazio, Arianna, che hanno animato tanto i bambini della guarderia (asilo) e i giovani, entusiasmandoli. Sono veramente bravi e in gamba, e hanno lasciato un ottimo ricordo, sia in casa, sia nelle colonie e insediamenti umani come Esquipulas e soprattutto nei bambini/e delle mense.
Penso che questa esperienza li abbia marcati abbastanza, per cui continueranno l’impegno e la solidarietà per appoggiare le situazioni di miseria e povertà che hanno visto nella nostra parrocchia.

Il 3° mondo o ci cambia la vita e ci stimola e scatena in noi meccanismi di solidarietà, di impegno, di cambio di mentalità, ci spinge ad essere e a vivere una “missione” e un modo nuovo, o se no, in poco tempo, si viene riassorbiti dai ritmi, spesso poco umani, del Nord. Tocca scegliere e deciderci per chi e per che cosa vogliamo spendere la vita in un mondo pieno di differenza.

C’è stata anche Enza D’Agosto, una ragazza che ha scelto di dedicare la vita per il Salvador e ora -dopo aver visto e conosciuto- anche per noi in Guatemala come parrocchia. Le siamo molto grati . Contattatela.

Soprattutto c’è stata Germana , convinta,entusiasta, pasionaria e dedicata in pieno alla solidarietà, grande amica del Limon e della causa dei poveri.Lei ha colto il cuore della situazione che viviamo e per certo continuerà con sempre maggiore impegno la sua missione. La sua spiritualità - attraverso il battesimo- è ormai legata all’America Latina.

Forse varrà la pena che vi incontriate con loro: porteranno anche materiale tipico e foto, oltre alle loro esperienze e a nuove speranze di vita.

Comunque la vostra amicizia, presenza e solidarietà ci è fondamentale ed essenziale perché possiamo andare avanti nei progetti e negli aiuti ai poveri. Ringrazio ancora i bambini delle scuole.


Il grosso lavoro che Mario, Gladis, Alma, io ed altra gente coinvolta nei progetti è di aiutare la gente a crescere, a svilupparsi, a prendere coscienza e ad essere più umana.
In una situazione di violenza, di aggressività e di miseria disumana, il primo passo, anche se molto faticoso e a volte pericoloso, è aiutare la gente ad essere persone umane, con una dignità umana.
Per questo in una situazione dove non c’è lavoro, molto analfabetismo, dove molte baracche sono allo sfacelo, molta gente è malata, soprattutto di malattie intestinali, polmonari, denutrizione, la solidarietà economica ha ancora un senso e attraverso a quella possiamo ridare e restituire dignità, vita e un minimo di futuro e di speranza.
Certo che tutto questo dovrebbe essere un impegno del governo e del comune però, almeno nelle nostre zone, brillano per l’assenza, si fanno presenti solo sotto le votazioni (fra 4 anni ) per fare qualche regaluccio e comprarsi (rubarsi) così i voti dei poveri. I più poveri purtroppo a volte si vendono, cosa che fanno anche con le sette.
Qui è tutto uno sfruttamento: noi siamo gocce che facciamo, con la nostra solidarietà ed appoggio, quello che facciamo e possiamo.
Purtroppo per i poveri di queste zone marginali l’unico riferimento è ancora la parrocchia.
Anche per questo ho scelto e deciso la mia vita con i poveri, per essere con loro un segno di speranza,accompagnato, oltre che da voi, che siete la nostra forza, da Mario -un grande- Gladis, Alma e tanta altra gente che ha capito il lavoro che facciamo, soprattutto quelli delle comunità di base. Personalmente la mia forza, oltre che i poveri, è Gesù, il Vangelo, il Regno di Dio per cui ho votato la vita.

- Solo perché siate informati del come lavoriamo -questo è essere missionari- sosteniamo ragazzi/e con borse di studio, soprattutto con l’aiuto di persone del Redentore di Torino, a cui va il nostro grazie,
se no non potrebbero studiare -perché qui tutto si paga- continuino con impegno, coraggio e costanza.

- Inoltre abbiamo organizzato una biblioteca, perché i ragazzi, non avendo libri personali, possano consultarli; la scuola qui è tutta a base di ricerche e andare in centro, i bus costano, inoltre è pericoloso.

- Per i ragazzi/e più deboli abbiamo messo un doposcuola con due maestre che accompagnino i ragazzi/e.

- Il prossimo anno lo faremo anche nella guarderia (asilo) seguendo i turni delle scuole. Stiamo anche cercando un progetto per donne che sono la base sociale, politica ed ecclesiale di questi paesi: donne
lider.

- Abbiamo messo su  una lega sportiva “Amicizia e Pace” per accompagnare i ragazzi in rischio o che vogliono uscire dalle bande giovanili: chi li segue personalmente, anche nella formazione, è Mario
ed il sottoscritto per quello che riesco.

- Con un prete gesuita che lavora con le bande giovanili stiamo organizzando tutta una attività  - lavoro -studio - formazione, per i nostri ragazzi che sono, o nelle bande o ne vogliono uscire, o sono in
rischio di entrarvi: 4 ore di lavoro pagati (80 dollari al mese) 4 ore di studio con possibilità di andare nelle scuole superiori e Università. Lo studio comprende tutto un lavoro di formazione perché dalle bande si formino futuri lider (giovani e signorine) 15-22 anni.
Questo è una grande speranza. Mario sta dentro in pieno e sarà anche insegnante di formazione giovanile come volontario gratuito.
Come vedete, inventiamo e creiamo continuamente: le cose si possono fare nella misura in cui abbiamo appoggi.
Per altra parte, come parlavamo con Gerardo Lutte, non è facile giustificare tutte le spese per la gente povera perché, come i bambini di strada, o delle bande, non si possono fare progetti formali e definiti.
E’ questione di fiducia e generosità. Molti giovani delle bande sono senza lavoro, vivono di furto e molti hanno famiglia e la moglie con dei bambini da mantenere.
Lavorando con loro bisogna anche dare risposte concrete economiche.

Come vedete, siamo in un oceano di situazioni anche difficili e complicate perché la stessa polizia o i cosiddetti benpensanti o le autorità non condividono il nostro lavoro o ci perseguitano. Stare con i senza speranza è ritenuto un crimine. Speriamo in bene, andiamo avanti unicamente con la fiducia in Dio e per amore dei poveri.

La stessa chiesa locale non è che ci appoggi o si interessi di noi più di tanto. Umanizzare, e dare dignità alla gente e un futuro ai giovani non è missione? Non lo ha fatto Gesù? Questo è Vangelo puro. Oggi
essere solidali e saper condividere fino anche a soffrire è uno dei segni più grossi di essere umani e cristiani in questo mondo di indifferenza. Stando dalla parte degli esclusi, dei senza lavoro, senza casa, affamati: non sbaglieremo l‘obiettivo della vita.

Grazie ancora di tutto. Un forte abbraccio da me e da tutti.
Don Piero

PENSIERI SCIOLTI PER PERSONE AMICHE

* C
ominciare bene è una grazia. La grazia più grande è persistere nella camminata.
La grazia delle grazie è non desistere. Anche cadendo a pezzi, arrivare al fine.

 

Con mucho carino—Pedro


El Limon – Città del Guatemala, 29 marzo 2004 

Carissimi/e

Vi scrivo per condividere e confermare l’amicizia che ci lega, insieme ad alcune inquietudini che sento dentro: anche per dirvi che stiamo passando un periodo molto duro e difficile, con immensi problemi di ogni tipo. C’è stato un cambio di governo, ma per i poveri e le nostre zone marginali la vita è come sempre: molta violenza, molta più fame, salute allo sfacelo, educazione in una crisi paurosa, crisi abitazionale. Tuttavia come parrocchia, nonostante molto isolamento, continuiamo a essere una comunità che trasforma, un segno e una consolazione, un appoggio solidale ai più poveri. E’ importante, a mio parere, rimetterci in ascolto dell’umanità d’oggi: dei singoli paesi e i vari continenti, oltre che delle singole persone. Ascoltare il grido dei poveri, delle vittime, dei crocefissi veri, degli esclusi e dei migranti. Impegnare e dedicare la vita per una causa seria, in difesa dei più deboli e dei poveri, tentando di riscattare la dignità di una società avida ed egoista. Purtroppo c’è il sopravvento della società dei consumi, del neoliberalismo, del trattato del libero commercio, che stanno distruggendo e moltiplicando i poveri sempre più. Lottare contro le ingiustizie e i sistemi che schiacciano le maggioranze escluse dal benessere e da una vita “degna”, è un imperativo urgente. Lavorare e lottare per una nuova politica e una nuova classe di politici seri, onorati, preparati, che cerchino il bene comune. Scuotere la coscienza dall’indifferenza e dal disinteresse verso l’umanità sofferente che vive nella miseria più nera. Molti paesi, molte famiglie e persone si sono ripiegate su se stesse, ignare dei problemi altrui, mentre larga parte della popolazione mondiale vive al limite della sopravvivenza. Una povertà che si espande a macchia d’olio, con popoli che si sfamano con le briciole che cadono dalla mano dei ricchi epuloni. L’egoismo delle persone più fortunate impedisce ai più deboli una vita dignitosa. Una grettezza che si manifesta persino nell’ostilità di molta gente (governi inclusi) verso i più emarginati e oppressi, i poveri, rifiutando progetti sociali in grado di risolvere fame, denutrizione, salute, educazione, abitazione, acqua, luce, ecc… cose essenziali per una vita minimamente dignitosa. Non parliamo del problema degli immigrati. Bisogna ritornare a pensare in grande, sognare, aprire nuovi orizzonti di vita. Che governi, politici, ma anche noi cittadini, assumiamo le nostre responsabilità, educandoci ad una nuova coscienza sulla giustizia, sulla pace, sulla solidarietà, partecipando e dando, condividendo, anche se poveri. “Dare della nostra povertà”, dicono i vescovi latino-americani, senza aspettare che “l’altro” cominci per primo. Dobbiamo essere esigenti con noi stessi per poterlo essere con gli altri. Quella è la vera solidarietà. Chiederci cosa possiamo fare per gli altri (famiglia, paese, Chiesa, esclusi, immigrati, oppressi). Un maggior senso di umanità e solidarietà, condividendo fino all’osso: maggior austerità di vita condivisa, come dicono i martiri. Non cercare solo le vie più facili e comode, ma quelle più giuste e capaci di trasformare la realtà in cui viviamo. Così il cristiano o sarà povero e solidale con i poveri o non sarà. Domenica 28 marzo, per prepararci alla Pasqua, abbiamo fatto un grande ritiro parrocchiale sulla “spiritualità dei martiri”. I martiri hanno speso la propria vita per la causa di Cristo, del Regno di Dio e dei poveri. Cioè per la giustizia, la verità, la libertà, la pace, la nonviolenza attiva. In Guatemala e Centro America i martiri sono stati uccisi per difendere i diritti e la dignità dei poveri e aprire vie di riconciliazione e di pace: così Romero, Gerardi, Ermogene, sacerdoti, religiosi/e, migliaia di catechisti uccisi, a volte, solo perché leggevano la Bibbia, il libro più sovversivo che esista, se non viene annacquato. I martiri di oggi, nostri fratelli e sorelle, ci insegnano a vivere e a celebrare la Pasqua. Profondamente innamorati di Dio, della causa di Gesù Cristo, che è la causa dei poveri (che è, o almeno, dovrebbero anche essere causa della Chiesa). Persone capaci di sognare, lottare e trasformare questo mondo. Soprattutto in tempi difficili e a volte impossibili, capaci di sperare sempre, contro ogni speranza, fino alla fine. Approfitto della Pasqua per esprimervi anche il grazie sincero per la vostra amicizia che si fa anche solidarietà economica concreta, di cui abbiamo sempre più bisogno per la dura realtà in cui viviamo e l’abbandono in cui ci lasciano i nostri governi e la Chiesa locale. Grazie di cuore a tutti e a ciascuno in particolare: anche le briciole sono importanti. Che la Pasqua di Gesù che è anche la nostra Pasqua ci aiuti a risorgere da tutte le morti e difficoltà in cui ci troviamo: Risorgere a nuova vita, una speranza nuova, per creare una nuova Umanità, sapendo che è possibile creare un “Altro Mondo”.

 Buona Pasqua a tutti/e

Don Piero e la Comunità “Cristo Nuestra Paz”


El Limon – Città del Guatemala, 25 febbraio 2004

 Carissime/i

Con grande gioia approfitto del resoconto di fine anno di Mario per mandarvi nostre notizie. Il ritardo dell’invio della relazione sulle mense per il periodo luglio-dicembre 2003 è causa della nostra difficile situazione di vita. La costruzione della mensa – salone polivalente nell’insediamento di Candelaria richiede parecchio tempo e dedicazione per seguire i muratori e l’architetto. Le cose non sono facili e sono parecchio rischiose e molto lente. Non parliamo della pastorale parrocchiale: avremmo bisogno di molti missionari/e laici, psicologi, assistenti sociali, educatori, animatori per i giovani, gli adolescenti e le famiglie. Purtroppo per mancanza di personale laico formato e preparato c’è tanto sfacelo, violenza, aggressività, vendette, assassini. I più organizzati sono quelli del narco traffico e dei poteri clandestini che armano i giovani e li coinvolgono in bande: per altra parte ai giovani non viene offerta nessuna possibilità alternativa, almeno finora: vediamo come si muoverà il nuovo governo. Comunque grazie che ci siete voi che con la vostra solidarietà ci permettete di accompagnare la gente più abbandonata e povera. Andate avanti con la vostra generosità e dedizione. Seguite con coraggio la causa per cui lavorate è giusta e santa: siete nel cuore dei poveri, cioè nel cuore del Vangelo. Che la Quaresima ci aiuti tutti a crescere in umanità, solidarietà e dedizione, condividendo tutto fino all’osso, anche la salute e la vita se è necessario. Così come ha fatto Gesù Cristo. Convinti che un “altro un mondo” è possibile, in cui ci sia vita, cibo, salute, educazione, casa e dignità per tutti. E’ su questa strada che come parrocchia siamo impegnati a fondo, nonostante le sofferenze, i rischi e i costi che questo cammino comporta, salute compresa. Grazie ancora della vostra generosa solidarietà. Grazie e avanti. Siete veramente in gamba e sapete contagiare in bene altre realtà che si uniscono nell’appoggio.

Con grande affetto un grosso abbraccio a tutti e da tutti: Mario, Gladis, Alma, Perito, Evaluna e tutta la comunità, Maria Becchere, la nuova psicologa, inclusa.

Don Piero


Città del Guatemala, 28 ottobre 2003

 Amici e amiche di Rivalta,

noi in questo momento stiamo per eleggere un nuovo governo, tristemente gli uomini e le donne che avrebbero potuto essere i leaders di oggi, sono stati assassinati. Gli stessi assassini oggi si candidano per mantenere le loro impunità, si alleano con il potere economico che ha bisogno di loro per mantenere e difendere i suoi privilegi. I candidati che potrebbero cambiare la nostra situazione di ingiustizia non possono investire tantissimi soldi come invece possono fare gli alleati del potere economico. Si cerca la strada del Trattato del Libero Commercio sapendo che il Guatemala non  sta percorrendo la via dello sviluppo e dipende economicamente dagli Stati Uniti. Più che un’opportunità il Trattato sarà una causa di ulteriore esclusione e maggior povertà perché non siamo capaci di competere né abbiamo manodopera qualificata. Non conosciamo i meccanismi dell’offerta e della domanda, siamo in balia della vita, del mondo e della storia.

Solo la globalizzazione della solidarietà, la nostra resistenza e lo sforzo per la costruzione del Regno, può dare futuro al mondo. In questo crediamo ed è la nostra speranza che ci mantiene in piedi.

Con voi che siete nostri amici e amiche, che camminate uniti a noi, andiamo in questa direzione. A tutti e tutte voi  siamo infinitamente grati e desideriamo che si realizzino i sogni della vita. Che ciascuno /a si realizzi come persona, che mantenga la fede in Dio e la speranza in un mondo migliore per tutti. Sono i nostri obiettivi che rimangano sempre nella nostra mente perché sono parte della nostra vita.

Con il vostro lavoro, molti bambini e bambine possono avere un piatto di cibo, materiale per la scuola, l’opportunità di studiare, medicine che alleviano i dolori, una casa migliore ma soprattutto la certezza che voi apprezzate e riconoscete la nostra dignità.

 

Un abbraccio

Don Piero Nota


Guatemala 2 settembre 2003

Carissimi amici e amiche

Spero che siate sopravvissuti ai grandi calori di questo periodo. Io sono rientrato in Guatemala a fine luglio, dopo un mese di permanenza in Italia.

Voglio ancora ringraziarvi della vostra super benevola accoglienza: è stato per me un motivo di grande gioia e di festa: la vostra solidarietà generosa, il vostro costante accompagnamento, il vostro interesse per noi, cioè per i nostri poveri, sono un motivo di speranza e ci infondono una grande forza spirituale e umana a continuare a resistere e a lottare.

Purtroppo la nostra realtà, soprattutto per coloro che vivono in questa parrocchia, è sempre più difficile: l’aumento della miseria economica; l’impossibilità di curarsi perché le medicine hanno prezzi irraggiungibili; molte baracche crollate a causa degli uragani (nelle colonie marciscono per il deterioramento degli anni); i grossi problemi educativi (grazie per le borse di studio).

Sono morti diversi bambini a causa di un virus di polmonite (non si tratta della Sars) e altre malattie infantili tra cui l’epatite. Gli ospedali statali non gli accettavano più; gli altri ospedali,  incluso il  “Giovanni Paolo II” della Caritas, sono privati, per cui bisogna pagare e qui la gente non ha neanche di che mangiare.

Cerchiamo di dare qualche risposta, soprattutto con le mense per i bambini: per questo siamo molti grati a Rivalta e agli amici e amiche vari che solidarizzano anche per queste risposte immediate, come fanno alcune scuole.

Non dimenticatevi che qui è una continua emergenza, un S.O.S. che continua, perché la situazione per i poveri si sta deteriorando sempre più. E’ quasi un Iraq e Palestina, anche se non se ne parla più.

Viviamo in una grande violenza e terrore: ogni settimana vengono assassinati due o tre giovani della parrocchia (tra cui molte ragazze): è una vera tragedia che fa paura. Però è in queste frontiere che bisogna stare, anche perché abbandonare i poveri è come tradirli. Per cui la vostra solidarietà, la vostra vicinanza e accompagnamento sono uno stimolo ad andare avanti e a condividere con i più poveri, proprio come ha fatto Gesù Cristo. Per altra parte, se sono qui è per Lui e per i poveri.

Bisogna condividere fino all’osso, fino a soffrire”, diceva Maria Teresa di Calcutta.

Andiamo avanti, anche se lontani come chilometri, però vicini e con un cuore solidale che palpita all’unisono. Una grande speranza: Lui e i Poveri.

Forse vi sembro un mendicante: per i poveri sono disposto anche a questo. Però lavoriamo evangelizzando, soprattutto in questo Anno Santo Missionario.

Inoltre c’è tutto un’enorme lavoro perché la gente prenda coscienza dei propri diritti e doveri. Si organizzi, si unisca, alzi la testa e si metta a camminare. Questo è un grande lavoro capillare e silenzioso, che in genere non diciamo, ma che facciamo come parrocchia per formare comunità di base.

 

Un grazie ancora di cuore a voi, alle vostre famiglie, alle vostre comunità e ai vostri preti.

Un abbraccio forte forte.

 

Don Piero, Mario, Gladis, Alma, Pedrito, Evaluna e tutta la comunità parrocchiale di Cristo Nostra Pace.


Guatemala GENNAIO 2003

Carissimi amici del Comitato S.O.S. Guatemala

Spero che stiate bene e che abbiate cominciato bene il nuovo anno.

Qui viviamo in gravi problemi sia politici, sia sociali.

A novembre ci saranno le votazioni, quindi c’è già tutta la “macchinaria” in marcia: 21 partiti in lizza.

Tra Natale e Capodanno ci hanno assassinato 17 persone, per lo più giovani.

L’ambiente è sempre più pericoloso.

Il prete di Brescia è ritornato in Italia: penso che non ritorni, perché questa parrocchia  è troppo dura, conflittiva e difficile: sono la nostra gente a cui vogliamo molto bene.

Grazie per l’aiuto prezioso che continuate a mandarci.

Fatico abbastanza per le ernie cervicali, soprattutto quando ci arrivano le ondate di freddo dal polo nord, come in questi giorni.

Ringraziate tutti per la loro generosa solidarietà  e collaborazione. Grazie di cuore.

Un caloroso abbraccio e saluti da tutti noi.

Don Piero Nota, Gladis  Arriaga  e Mario Lopez


NATALE 2002

Guatemala – Natale 2002

Carissimi amici e amiche,

eccomi di nuovo a voi per dirvi che sono ancora vivo e mi ricordo di voi e che vi voglio molto bene. Sono particolarmente vicino a quelli di voi che soffrono per l’incertezza del posto di lavoro.

I poveri oggi non fanno più notizia; sono terminate, almeno qui in Guatemala e Salvador, i periodi della guerriglia: ufficialmente; però è cresciuta enormemente la violenza con centinaia di assassinati ogni mese. La fame e la miseria scatenano meccanismi paurosi, e la nostra gente vive terrorizzata.

Questa è la situazione che viviamo in queste aree di miseria: la gente ha sempre più fame, le medicine hanno prezzi irraggiungibili, l’educazione è sempre più cara.

Finché ci aiutate possiamo accompagnare un po’ la gente: cerchiamo di tenere in piedi le mense dei bambini con l’aiuto di Rivalta con qualche persona che li affianca, anche se le spese crescono sempre di più.

Il mangiare è aumentato molto di prezzo soprattutto in quest’ultimo anno.

Siamo abbastanza alle corde, e alle volte anche un po’ sfiduciati.

La nostra speranza siete voi: da altre parti non ci arriva niente.

Grazie a tutti di cuore di quanto fate per noi e per i nostri poveri. Grazie di cuore e avanti!

E’ già tanto se la nostra gente, includendo tutte le colonie insieme, riesce a mettere insieme, la domenica, un totale di 30 euro: e questo, naturalmente, va per i malati e i casi di emergenza.

Ma cos’è?

Come chiesa siamo in questi ultimi tempi fortemente attaccati sulle linee pastorali, specialmente da parte di alcuni movimenti cattolici e di predicatori laici fanatici.

Con molta fatica portiamo avanti da anni la linea della chiesa dei poveri e chiesa liberatrice lavorando e lottando perché i poveri siano soggetti e protagonisti dell’evangelizzazione e della missione.

I movimenti, invece, hanno come schema il modello della chiesa trionfante: non interessa né il Regno di Dio, né umanizzare la vita, solo spiritualismo che non ha niente a che vedere con lo Spirito Santo e l’incarnazione di Cristo.

Abbiamo un piano pastorale parrocchiale che da anni portiamo avanti sulla linea di Monsignor Gerardi, nostro martire, però ..quanta fatica…quanta lotta per sostenere gli animatori e operatori pastorali fedeli alle linee della chiesa povera e dei poveri.

Comunque, vi posso assicurare che – come sempre – sarò fedele alla causa dei poveri, alla causa del Regno di Dio, fino all’ultimo respiro, anche se la salute si infiacchisce un po’, soprattutto per quanto riguarda il sistema nervoso.

Finché avrò fiato griderò a tutto il mondo che i poveri e gli esclusi sono i prediletti di Dio ed io sto con loro, succeda quello che succeda.

E invito anche voi ad entrare in questa corrente travolgente, assumendo la solidarietà e la condivisione con i piccoli e i poveri soffrendo fino all’osso.

A metà ottobre è venuto un prete della diocesi di Brescia. In gennaio rientra a Brescia; io spero che ritorni, però qui la vita è dura e pesante e – mi dice la gente – non tutti ce la fanno.

Ho settant’anni e già non posso correre come dieci/quindici anni fa, uno che mi accompagni mi andrebbe bene, soprattutto per la gente.

Ad ogni modo i miei auguri di Natale sono questi: assumete una forte spiritualità sulla linea del regno di Dio e dei nostri martiri che per i poveri hanno dato il loro sangue.

In questa situazione di gente supercorrotta (governi, ecc..) non perdete l’etica: non lasciatevi affascinare dalla corrente vincente.

State con i poveri e scegliete loro: sono carichi di futuro e di speranza.

Lavorate per la pace anche se i governi lavorano per le armi e la guerra.

 

“Buon Natale” e un bacione a tutti e tutte.

Felice Anno Nuovo! Don Pedro


NATALE 2001

 

Cari amici e amiche, 

         Vogliate accettare gli auguri di Natale, in un periodo di tanta incertezza, sconcerto, terrorismo, e guerra spietata in nome della libertà. Quale libertà, perché?…Oggi, più che nel passato, ci chiediamo cosa significa celebrare la Nascita di Gesù Cristo.

         Egli si è inserito nella nostra storia umana e non la abbandona, anche se noi abbandoniamo Lui, il Vangelo, il Regno di Dio. In questo periodo dopo l’11 settembre quanti cristiani del Nord (non è un problema dei nostri paesi) hanno abbandonato Cristo, rifiutato il Vangelo, appoggiando la guerra, i massacri e il terrorismo. 

         Ma chi si ricorda dei milioni di morti solo in America Latina, causati dalla Cia, che ha promosso e finanziato guerre spietate contro i poveri (vero terrorismo) con la scusa che erano comunisti, soprattutto gli indigeni, come in Guatemala. State attenti! Rinsavite! Non perdete la testa! Chiedete a Gesù Cristo, nel Natale, che vi aiuti a ritornare, a essere persone con un minimo di umanità. Coloro che appoggiano la guerra non sono cristiani e non possono celebrare il Natale con senso cristiano, a meno che si convertano e cambino.

         Ritorniamo tutti al Signore, al Bambino di Betlemme che ci tende la mano e ci invita a essere umani, fraterni, cristiani. Lasciamoci invadere dal senso di pace e di giustizia a cui ci chiama la nascita di Cristo, dobbiamo essere pacifisti ad oltranza, soprattutto oggi avremmo tanto bisogno di un Gandhi, di un Luter King, di un Francesco d’Assisi.

         Nonostante tutti i terrorismi e la guerra, noi sappiamo che Gesù, che si è inserito in questa storia del terzo millennio, non ci abbandona: tocca a noi rispondere, assumere questa storia con cuore di credenti, sapendo che Dio sta con noi (cristiani, mussulmani, tutti i popoli) per aiutarci ad alzare la testa, metterci in cammino per costruire un mondo umano, fraterno e solidale, in pace.

         Si, tutto questo è possibile, perché Cristo è venuto per stare con questa umanità lacerata e divisa, per creare pace, perché Cristo è “Nostra Pace”, come è il titolo della nostra parrocchia del Limon. Gesù ci chiama a ci dà forza di tener viva la speranza, “sperando contro ogni speranza”. Oggi noi cristiani dobbiamo essere gente di speranza, nonostante tutto vada alla rovescia e in senso opposto. Non possiamo vivere di paura, ma di bontà, e fiducia, di coraggio. Che il Natale di quest’anno ci restituisca la fiducia nell’uomo e nella donna e ci rimetta in cammino con coraggio, con allegria e gioia.

         Vi scrivo da questa parrocchia, sempre più povera, con più fame, con più violenza (circa 50 persone assassinate nella parrocchia solo quest’anno): chi più paga il prezzo di questa situazione di ingiustizia terribile sono i bambini, le donne, gli anziani e i malati che non possono curarsi, perché le medicine hanno prezzi irraggiungibili.

         Abbiano 166 bambini nelle mense parrocchiali, però non basta. La disoccupazione supera il 75% e la gente tenta di sopravvivere, ma come? Abbiamo le code di persone che ci chiedono aiuto per mangiare, per le medicine, per pagare la scuola, ecc… qui tutto si paga; il governo e la società non regalano niente.

         Se potete aiutarci con il vostro contributo vi siamo infinitamente grati. Continuate ad aiutarci! Grazie! Da altre parti non abbiamo nessun aiuto, solo da Voi. Migliaia di bambini, adolescenti, giovani sono abbandonati: i più grandicelli entrano nelle bande: ci mancano tanti animatori e animatrici; quelli più capaci cercano lavoro per sopravvivere; agli animatori dobbiamo dare borse di studio, però da dove prendere i fondi?

         Questa è un po’ la situazione e la vita della nostra parrocchia. Tuttavia abbiamo dentro tanta gioia e tanta speranza, perché sappiamo che Gesù sta con i poveri, gli indifesi, gli esclusi.

         Che significa credere in epoca di terrorismo? A partire dal terrorismo Dio ci chiama a dare un volto nuovo e umano al mondo. Il Natale è l’occasione e la forza per una nuova nascita. Ma come? Dobbiamo redimere tutti i terrorismi.

         I martiri, vittime dei terrorismi di Stato e degli eserciti, ci indicano la strada.

         Il terrorismo non si supera con un altro terrorismo: guerra, vendetta, rappresaglia. ecc.. che scatenano solo una spirale di odio e tanta sofferenza. Per sradicarlo bisogna difendere la giustizia, la cultura di pace, evitare offese umilianti e anche usare le vie diplomatiche e giuridiche. Così hanno fatto i martiri come Mons. Romero e Mons. Gerardi, come i Gesuiti del Salvador.

         Ma c’è un passo ulteriore e più profondo: bisogna farsi carico della realtà che scatena il terrorismo, rischiando che ti travolga. 

         Occorre stare nella realtà dell’ingiustizia che lo ha provocato, entrarvi dentro, anche se ti colpisce. Occorre denunciare la disumanità di tutti i terrorismi e proporre l’utopia della riconciliazione e del perdono, disposti a pagare di persona.

         In definitiva, in qualche modo occorre stare nel dolore che producono i terrorismi, disposti a dare la vita, perché non uccidano altre persone. È il cammino del Servo sofferente di Javeh. Per redimere occorre assumere tutto l’impegno per la vita, la verità, la giustizia, la pace fino a dar la vita per questa scelta. È ciò che hanno fatto i nostri martiri.

         Bisogna lottare con tutte le forme legittime contro il terrorismo; però per sradicarlo bisogna andare alla sua “radice”: l’odio, il fanatismo e la disumanizzazione.

         Tutto questo si vince solo con l’Amore. Il Natale è la prova dell’Amore di Dio per l’umanità. Gesù Cristo non ha aggirato i problemi, ma è entrato dentro e li ha assunti, fino ad andare alla Croce. E il problema eravamo e siamo noi: l’umanità divisa!

         Scusatemi per questa riflessione, ma sono convinto che solo entrando dentro il problema terrorismo (che non è solo Bin Laden) riusciremo a trovare il cammino per cambiare e per costruire una nuova società. In questo senso mi sento rivoluzionario: assumendo e pagando i mezzi necessari.

         Termino questa lunga lettera con queste considerazioni.

         Il terrorismo distrugge e disumanizza, il Vangelo umanizza e ricostruisce l’uomo nuovo e la società nuova. Torniamo al Vangelo!

         I nostri poveri vivono nel terrorismo che si chiama estrema miseria; solamente che non usano le armi e la violenza: subiscono tutto per paura, per la repressione.

         In Guatemala i poveri vivono nel terrore: fame, miseria, senza casa, senza potersi curare, morte, ignoranza e analfabetismo, perché i poveri non interessano al governo.

         Le torri gemelle degli USA sono solo un campanello di allarme: ci dicono che così non si può più continuare: aprite gli occhi e gli orizzonti, leggete i segni dei tempi!

         La situazione disumana e terrorista in cui vivono molti paesi è molto più grave.

         I nostri poveri non muoiono per le armi batteriologiche, ma muoiono a fuoco lento per la miseria, la fame, l’ingiustizia, la violenza e di questo tipo di terrorismo non si parla più perché scomoderebbe troppo il nostro modo di vivere.

         È giunto il momento di rifare questa umanità, di cambiarla come dice Gandhi, “noi per primi dobbiamo essere il cambio che vogliamo vivere il mondo”.

         Avanti! Costruiamo il mondo e la società che vogliamo. L’amor di Dio ci spinge: il tempo corre, non sprechiamolo. Se non vogliamo lottare e impegnarci per noi, facciamolo almeno per i nostri bambini: un giorno ci giudicheranno. Il Bambino di Betlemme ci aiuti a fissare lo sguardo su tutti i bambini dell’umanità. È una continua strage di innocenti. Bambini vittime delle guerra, della fame, della denutrizione (ogni giorno muoiono 30.000 bambini di fame).

         Come non reagire, come non lottare e se necessario dare anche la vita, perché si cambi strada, si faccia una nuova società e si trasformi questo mondo?

         Oggi il disinteresse, l’indifferenza non sono solo un peccato, ma un crimine. Neppure si giustifica il chiudersi solo nella paura. So che in Italia e in Europa c’è come una crociate e una serie di movimenti di persone a favore della pace, contro la guerra. Tutte queste persone, tra cui certamente ci siete tutti voi, sono per me un motivo di gioia e di speranza in un futuro nuovo. Questi movimenti, queste lotte sono un segno che è già Natale Un Natale contro tutte le guerre e tutti i terrorismi.

         Spero che questa lettera (che ho “sofferto” tanto”) scateni coraggio, una nuova spiritualità e apra orizzonti nuovi.

         Essere amici vuol dire dirci le cose, metterci in discussione, io per primo.

         Tutto solo per Gesù, per il Vangelo, per il Regno di Dio e per una nuova umanità.

         Grazie ancora di tutta la vostra solidarietà sempre costante e generosa; grazie per accompagnarci con le vostre preghiere e il contributo economico: ne abbiamo sempre bisogno, viste le necessità urgenti dei poveri.

         Siamo riusciti a costruire due stanze nel secondo piano, perché la casa è troppo piccola e non riuscivamo ad accogliere la gente ed essere aperti all’ospitalità. Non penso che siano soldi sprecati: era necessario.

         Un abbraccio forte a tutti quanti.                                 


LUGLIO 2001  

Guatemala, 10 luglio 2001

Al Comitato  SOS Guatemala di Rivalta 

Care amiche e amici

    Siamo contenti di salutarvi e di incontrarvi. Siamo sicuri che il Dio della vita, il Dio dei poveri sia con voi. Siamo sicuri che la vostra amicizia e il vostro aiuto stanno contribuendo allo sviluppo fisico, educativo e ricreativo delle bambine e dei bambini delle baraccopoli  di Candelaria, Esquipulas e El Limon.

    I bambini che ricevono il vostro appoggio sono molto contenti di avere a disposizione un pasto quotidiano e attività ricreative di cui hanno tanto bisogno.

    Sulle foto che vi abbiamo inviato, potrete vedere la nostra visita al giardino  zoologico di “La Aurora”, i bambini mentre ricevono il pasto, quando dipingiamo il salone della mensa, mentre i bambini realizzano alcuni lavori a scuola.

    La nostra parrocchia è molto contenta di contare sul vostro affetto.

    Vi ricordiamo nelle nostre preghiere e sappiamo che siete partecipi alla causa dei più poveri, dei più deboli e abbandonati  della nostra infanzia guatemalteca. 

    Con affetto il vostro amico 

p. Pedro Nota párroco.

Parroquia Cristo Nuestra Paz

 


PASQUA 2001  

Cari amici e amiche

    Con l’occasione della Pasqua di questo terzo millennio, vogliate accettare gli auguri che vi giungono da una terra lontana, ma vicini nel ricordo e nell’affetto.

    Anzitutto esprimo, a nome mio e dei poveri, il grazie più vivo e profondo per la vostra solidarietà ed il vostro accompagnamento prezioso. Il vostro contributo solidale a livello di preghiera e economico ci permette di continuare ad avanzare, dando maggior dignità a una parte della gente, soprattutto ai malati e ai bambini che sono i più vulnerabili e indifesi. Grazie di cuore.

    Dar da mangiare ai bambini denutriti non è fare assistenzialismo, come alcuni potrebbero pensare, ma è dare loro una vita degna, perché possano svilupparsi, anche a livello celebrale e possano essere persone “normale”.

    Alle volte ti viene da pensare se con la vostra e nostra solidarietà, non facciamo il gioco del sistema neo-liberista: il sistema crea i poveri e gli esclusi dal sistema sociale e umana e noi li consoliamo perché possano sopravvivere.

    Se anche ciò fosse vero, ciò che ci motiva a dare le nostre energie e la nostra vita nella solidarietà, oltre al motivo che sono essere umani, è il Vangelo, Gesù Cristo, il Regno di Dio che ci chiama a lottare senza mezzi termini, per una nuova società, un mondo differenze, a misura umana, ove tutti, nessuno escluso, possano avere un posto, già ore, al banchetto della vita e del Regno.

    Ciò per cui lottiamo non è solo rabberciare o fare dei ritocchi, ma una vera trasformazione, un cambio radicale della società: Dio ci ha messo dentro il suo Spirito creatore, non riparatore, e ci dà la forza per questa avventura.

    La Pasqua ne è una garanzia, nonostante molti fallimenti personale, comunitari e storici, la vittoria è certa, è garantita, anche se non la vediamo con i nostri occhi fisicamente. Abbiamo già vinto, siamo dei risorti, siamo pasquali.

    Anche i nostri morti sono più vivi di noi e davanti all’Agnello Pasquale intercedono per noi e con noi per la realizzazione del Regno. Ma crediamo sul serio all’evento sconvolgente e rivoluzionario della Pasqua? Certo se guardiamo la realtà sociale e politica del Guatemala e non solo del Guatemala, siamo costernati e sconcertati. Dopo tante false e ipocrite promesse nella campagna elettorale, il governo e una buona parte del partito di maggioranza sono una disgrazia, incapaci e corrotti e approfittatori, prepotenti e autoritari, preoccupati solo di salvare la loro impunità e il loro partito, il bene del paese a loro non interessa. Dovendo pagare le spese propaganda elettorale pongono nei ministeri persone disoneste e corrotte. Che inganno per la gente aver creduto nelle loro pagliacciate elettorali in maniera fin troppa ingenua! Però sono da scusare per la miseria in cui vivono e perché la maggioranza è analfabeta.

    C’è proprio da chiedersi: i poveri dove stanno? Non hanno diritto di esistere?

    Nel Limon viviamo un periodo di terrore, a nostro parere favorito dall’impunita esistente nel governo e nel parlamento. Nei primi mesi dell'anno 2001 abbiamo avuto 23 assassinati, quasi tutti giovani. La gente vive di paura e molti scoppiano a piangere: c’è un forte nervosismo in tutti, che si rivela anche nei rapporti interpersonali con molta aggressività.

    Siamo impotenti. Chi c’è dietro le bande sempre più armate? Non è pura delinquenza comune, fa parte di un piano per paralizzare la gente, che non si muova, non protesti.

    Le persone che hanno pianificato l’assassinio di Mons. Gerardi, le forze politiche o militari che operano nel paese, continuano la loro politica, sotto l’egida dell'impunità, per cui anche gli assassini locali si sentono tranquilli. Non si arresta, non si condanna mai nessuno.

    Qual è allora la nostra missione di Chiesa? Consolare, dare speranza, intensificare la presenza nelle strade in cui la gente vive. Soprattutto accompagnare con tanto amore. Camminare stretti abbracciati alla gente, in un'unica camminata: la camminata della speranza. Capire i segni di vita, di lotta e di resistenza della nostra gente, vedere i segni di resurrezione già in atto.

    La nostra gente è meravigliosa! Volti denutriti, pieni di rughe, a volte un po’ sporchetti per mancanza d’acqua e di igiene, immersi nella miseria, nella sofferenza e nella paura, sanno però lottare, resistere e sperare contro ogni speranza. Essi sanno che la loro forza è Dio in Cristo Risorto.

    Essere innamorato di Cristo, del Vangelo e del Regno, per me è essere innamorato dei poveri e degli esclusi dal sistema criminale in cui viviamo e che produce sempre più vittime.

    La situazione che viviamo mette a nudo le terribili realtà dei poveri. Mai si era vista l’aggressività tanto forte del peccato sociale, tanta durezza di cuore appoggiata da tanta indifferenza. Licenziamenti continui per rispondere alla economia della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

    Nonostante tutto ciò Dio ci chiama ad essere costruttori di speranza. Saper scorgere, anche nelle realtà più negative i segni di resurrezione e di speranza che Dio continua a seminare tra di noi. Il coraggio di vedere la realtà cruda come è, ma anche la forza e il coraggio di alzare lo sguardo, guardare in avanti, il futuro nuovo che Dio già prepara, almeno in germogli. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” è il titolo del ritiro che, come parrocchia, abbiamo fatto per questa Pasqua.

    La Pasqua non è soltanto un evento, ma è uno stile di vita. Stiamo male, malissimo: però è Pasqua: trionfa la vita, la speranza. La grande vittima dell'umanità, Cristo, è risorto è vivo.

    Le nostre vittime, tra cui anche i martiri, sono più vivi che mai e noi, loro eredi nella speranza, siamo chiamati a continuare, oggi, la loro presenza, la loro testimonianza, con una vita impegnata e donata senza mezze misure alla causa del Regno.

    Mons. Gerardi, per cui è in corso il processo, è uno di questi martiri che ci invita a rischiare, oggi, la vita per il Regno. Il Regno di Dio, diceva, è sempre rischioso.

    Che la Pasqua di questo primo anno di millennio, ci scuota dal nostro torpore, dal nostro comodo, dalla nostra indifferenza.

    Un augurio e un saluto affettuoso a tutti, soprattutto alle persone più deboli: bambini, anziani, malati.

    Pasqua 2001                                                        Don Piero Nota 


DICEMBRE 2000

Città del Guatemala, 11 dicembre 2000  

Carissimi Amici e Amiche

    Grazie per l'accoglienza che mi avete fatto in ottobre, accoglienza che esprime il vostro affetto e l'interesse per i Poveri del Guatemala e quindi di tutto il mondo.

    Io sto meglio, anche se la flebite continua a crearmi qualche problema, però spero che tutto vada per il meglio.

    Stiamo lavorando sul progetto delle mense. Qui i tempi sono più lunghi che da voi, ci vuole molta pazienza e non è facile organizzare la gente affinché si unisca e si impegni comunitariamente. D’altronde per 36 anni, durante il conflitto armato interno, sono stati sotto controllo, e con la paura, educati dal sistema dei servizi segreti a diffidare gli uni degli altri, a fare la spia contro gli stessi familiari: erano pagati e obbligati a denunciare persone; per l'esercito, i Poveri erano tutti guerriglieri.

    Di lì tutto il faticoso impegno per ricostruire, con piccole iniziative, il tessuto sociale umano completamente disgregato.

    Si tratta di rifare un popolo che abbia senso e identità di popolo, di persone umane, di gente che si sente stimata e presa in considerazione, che si mette in piedi per potere camminare.

    Tuttavia lavoriamo con gioia, con tanta speranza, anche se con molta fatica.

    La situazione economica e politica peggiora e si deteriora sempre più. C'è una grande corruzione. Non c'è nella classe al potere nessun interesse per i Poveri. La violenza è salita alle stelle, nonostante le promesse fatte durante la campagna elettorale.

    Il neo-liberismo, il capestro del FMI (Fondo Mondiale di Investimento) e della Banca Mondiale, sta sempre più escludendo la gente povera dal giro della produzione, con grandi licenziamenti, una crescente disoccupazione (che è la più alta di tutta l'America latina) e con la chiusura di molte imprese.

    Quelli che possono, sbarcano il lunario con lavoretti precari e di pura sopravvivenza. La maggior parte soccombe per denutrizione.

    Il Natale per i Poveri ormai non ha niente a che fare con il consumismo, per cui siamo sempre più stimolati a lavorare per le nuove mensa, per difendere almeno i bambini.

    E di questo siamo molto grati a voi di Rivalta: adulti e scuole.

    Molti, purtroppo, si gettano nelle bande della violenza, nel narcotraffico, della delinquenza più spietata e dei sequestri.

    Comunque qui sappiamo che la violenza e la delinquenza comune e politica sono in aumento anche a livello mondiale e sono il frutto del sistema neo-liberista e in parte della globalizzazione. Sono sistemi ingiusti e escludenti che producono miseria: senza giustizia non c'è pace.

 

    Che senso può avere per noi, che viviamo in questa realtà, il giubileo? L'Incarnazione e la Nascita di Gesù?

    Anzitutto è importante sapere che non siamo soli, che Cristo si è solidarizzato con noi, con i più Poveri, che oggi continua a nascere nei vari Sud del mondo  e nelle sacche di miseria. Anche oggi i Poveri sono dimenticati, esclusi o rifiutati, quando non perseguitati. Gesù continua a nascere nelle nostre popolazioni oppresse, affamate e crocefisse.

    E' in questi popoli, più che in altre parti, che Gesù è presente e continua a camminare in questa storia.

    Dio sta sempre dalla parte delle vittime: Gesù continua la sua presenza e la sua vita oggi nelle vittime del tutto il mondo e nelle maggioranze escluse.

    Da Gesù risorge la grande "speranza": se Dio, in Gesù Cristo, si è inserito in questa storia, significa che, nonostante tutto ci sembri contrario al Suo messaggio, questa storia (che è sempre storia sacra) non è assurda, perché con la venuta di Gesù porta dentro la vittoria contro il male.

    Da quando Cristo è Risorto vale la pena sperare.

    Di fatto i Poveri sono coloro che pure in un mare di difficoltà e di lotte per la sopravvivenza, sanno sperare e gioire sempre, sanno "sperare contro ogni speranza".

    La loro speranza è Gesù Risorto, Gesù Bambino e tutti i martiri (soprattutto quelli di oggi...e quanti sono!).

    Dio in Gesù Cristo, la grande Vittima sulla Croce, si è solidarizzato con tutte le vittime dell'umanità.

    Meditando il Vangelo, penso che il Signore ci chiede sempre di più: che implichiamo la nostra vita con i Poveri, e insieme, che cerchiamo di unirci Nord e Sud, come un solo fronte, una unica causa: indignarci, denunciare e condannare pubblicamente tutti i sistemi che producono vittime e morte: dal sistema militare, economico, politico e anche ecclesiastico, quando è complice con grandi silenzi o non prende pubbliche posizioni per il Vangelo, per Gesù Cristo, per la causa dei Poveri. Bisogna rifiutare l'indifferenza e l'assenteismo che invade molta gente del Nord.

    I Poveri non fanno più notizia: ci sentiamo, come popoli, sempre più soli ed esclusi dal consorzio delle Nazioni.

    Implicarci con le situazioni della giustizia, contro l'ingiustizia, significa complicarci la vita, non più stare tranquilli ed assumere le cause per cui lottano i più Poveri del mondo.

    Gesù in Betlemme si è implicato con l'umanità, per questo si è complicato la vita fino alla Croce, ma è risorto.

    Vivere il Natale è implicarci con Gesù per cambiare questa umanità.

    L'augurio che vi faccio per il Natale per l'inizio del nuovo millennio, è che implichiate la vostra vita con Gesù Cristo, con i Poveri, con i Crocefissi della terra, per la costruzione del regno di Dio.

    Non abbiate paura di lasciarvi complicare la vita quando è in gioco la solidarietà con i più Poveri e gli esclusi.

    Grazie di tutto, specialmente ai bambini e alle bambine.

    Buon Natale! Buon Anno! Buon Millennio!

    don Piero, Mario, Gladis, Alma, Pedrito, Evaluna e tutti i Poveri della Parrocchia. 


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