IL GUATEMALA

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Il Guatemala                                             

 

 

 

STORIA

 

Dal 2000 a.C. al 250 d.C.

Le prime manifestazioni delle culture autoctone appaiono associate alla vita di piccoli villaggi agricoli ubicati sulle coste del Pacifico, dalle terre dell'Altopiano alle terre basse del Pèten.

Dal 250 al 900 d.C.

Splendore della civiltà Maya, che si manifesta attraverso il dominio di tecniche agricole molto sviluppate: canali d'irrigazione, terrazze artificiali. Estensione del potere politico-religioso, sviluppo di reti di commercio a grande distanza e conseguente influenza tra diverse culture.

Dal 900 al 1500 d.C.

Questo periodo si caratterizzò per profondi cambiamenti nell'organizzazione politica e sociale; si evidenziò il predominio dell'organizzazione militare su quella religiosa. Le città ubicate in terreni piani, ora vengono spostate in luoghi poco accessibili e protetti da barriere naturali.

Dal 1500 al 1823

Nel 1523 Pedro de Alvaredo, luogotenente di Cortès, proveniente dal Messico al comando di 300 soldati spagnoli, inizia la conquista del territorio maya, con saccheggio della terra conquistata. Nel 1524 viene fondata la città di Santiago de los Caballeros de Guatemala.
Nel 1542 la corona spagnola edifica una complessa struttura amministrativa promulgando le Ordenanzas de Barcelona o Nueva Leyes che crearono le Reales Audiencias (domini reali) sotto il dominio spagnolo. Di fatto, la conquista spagnola ha cercato in tutti i modi, senza riuscirvi, di porre fine alla civiltà ed alla cultura Maya.
Gli indigeni sono sfruttati al limite delle loro forze e subiscono una decimazione che li porta vicini alla scomparsa totale.

15 settembre 1821: prima dichiarazione d'indipendenza. Il risveglio nazionalista, ad opera soprattutto dei creoli, porta il Guatemala all'indipendenza dal dominio spagnolo, costituendo uno stato nobiliare. Lo sfruttamento degli indigeni è continuato però anche dopo l'indipendenza, per il susseguirsi di governi rappresentativi solo della minoranza ladina nelle cui mani erano e sono concentrate le ricchezze del Guatemala.

1 luglio 1823: firma dell'indipendenza assoluta dalla dominazione spagnola, si forma la prima Assemblea Costituente Nazionale.

Dal 1824 al 1829

Il 22 novembre 1824 c'è la formazione dello Stato Federale Centroamericano con Honduras, Costa Rica, El Salvador, Nicaragua e Guatemala (sede della capitale). Nei mesi successivi scoppia una guerra civile causata dalla contrapposizione liberali-conservatori che portava il presidente della Federazione a chiudere il Congresso. Gli stati dell'Honduras e del Nicaragua, come protesta al sopruso, dichiarano guerra al governo federale; il 13 aprile 1829 si conclude la guerra civile con la presa di Città del Guatemala da parte del generale Francisco Morazàn (capo dell'esercito ribelle).

Dal 1830 al 1945

Morazàn, eletto presidente della Federazione, governa in un clima di separatismo diffuso, nel 1833 sposta la capitale dal Guatemala a El Salvador. Nel 1838 il Congresso federale emana un decreto con il quale si autorizzano gli Stati a governarsi autonomamente. A cavallo tra il 1800 ed il 1900 molto ha influito la politica estera degli Stati Uniti. Si insedia nel paese il capitale statunitense che assume il controllo dell'economia (piantagioni, centrali elettriche, ferrovie, ecc.) e si costituisce la multinazionale United Fruit Company.

La repubblica del Guatemala è governata quasi esclusivamente dal 1838 al 1871 dal partito conservatore, questo periodo è conosciuto con nome di "Governo dei 30 anni". La rivoluzione liberale, che parte dal 1871 ed ha il suo maggior esponente in Justo Rufibo Barrios, apre il paese alla modernizzazione e promuove uno sviluppo senza precedenti nell'economia guatemalteca. Tuttavia si aggravano ulteriormente le condizioni di vita degli indigeni, ai quali sono tolte le terre coltivate comunitariamente a profitto di grandi proprietari agricoli, Dal 1871 la Chiesa subisce feroci persecuzioni dai liberali, i religiosi sono espulsi dal paese, vengono distrutti i catechismi nelle varie lingue indigene, viene abolito l'insegnamento della religione nelle scuole, cono confiscati i beni ecclesiastici, chiusi i seminari.
Seguono 50 anni di feroci dittature: Cabrera, Ubico, che sfociano nella grande rivoluzione democratica del 1944.

Dal 1945 al 1954

In questo decennio si hanno dei governi di stampo progressista, prima con Juan Josè Arevalo e poi con Jacobo Arbenz, che varano una serie di riforme improntate ad una maggior giustizia sociale nel Paese (legalizzano le attività politiche e sindacali, concedono la libertà di stampa e di voto) e viene realizzata una parziale riforma agraria che tocca solo il 16% della proprietà privata ma colpisce gli interessi della multinazionale statunitense United Fruit.

Dal 1954 al 1980

Pronta è la reazione promossa dagli Stati Uniti: la CIA arma un esercito di mercenari che al comando del colonnello Castillo Armas nel 1954, appoggiato dall'oligarchia locale e da una parte dell'esercito, con un colpo di stato abbatte il governo di Arbenz, ponendo fine ad un'esperienza politica che aveva suscitato grandi speranze. Da questo momento è un susseguirsi di dittature per lo più militari che eliminano gran parte delle riforme, cominciando da quella agraria, e controllano lo scontento con sanguinose repressioni, uccisioni, torture.

La guerriglia compare in Guatemala nel 1960; dopo un tentativo di golpe gli insorti rifugiatesi nelle montagne danno vita al MR13 (movimento rivoluzionario 13 novembre). Due anni dopo nasce l'organizzazione guerrigliera Forze Armate Ribelli (FAR).
La guerriglia in Guatemala non nasce da motivazioni ideologiche, ma dal malcontento nei confronti di un regime corrotto, l'origine del conflitto va ricercata nella situazione di violenza, corruzione, fame, sfruttamento e mancanza di rispetto della vita umana. Nei primi degli anni settanta nasce nella Sierra Madre l'Organizzazione Rivoluzionaria del Popolo in Armi (ORPA) e nel'Ixcàn l'Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP).

Il grande terremoto del 1976 apre il Guatemala ad aiuti e presenze straniere che sviluppano un'azione di denuncia e coscientizzazione.

Nel 1978 nasce il Comité de Unidad Campesina (CUC) che si propone l'integrazione degli indigeni nella lotta politica, mentre il Fronte Democratico contro la repressione (FDR) raggruppa sindacati operai e contadini, organizzazioni indigene e femminili, comitati di quartiere.

Nel marzo 1979 prende il potere con la forza il generale Lucas García che instaura un regime molto forte con grandi repressioni.

Dal 1980 al 1985

Il 31 gennaio 1980 un gruppo di manifestanti occupa pacificamente l'ambasciata spagnola, dopo aver inutilmente chiesto un incontro con il presidente della Repubblica per denunciare la feroce repressione in atto nel Quiché; la polizia incendia l'edificio. Nel rogo periscono tutti i manifestanti e gli addetti all'ambasciata. Dopo questo episodio gli indigeni entrano nella guerriglia.

Gli anni ottanta sono caratterizzati da una feroce repressione.
García viene abbattuto nel marzo 1982 dal generale Ríos Montt, che dopo aver fatto balenare un programma di riforme e di pacificazione, sviluppa una strategia di repressioni mirate e pianificate, villaggi distrutti e raccolti bruciati. L'esercito crea i "Poli di sviluppo" ed i "Villaggi Modello" dove una notevole parte della popolazione contadina viene concentrata per essere controllata. Vengono costituite inoltre le PAC (pattuglie di autodifesa civile) reclutate in buona parte forzosamente tra i contadini, con compiti paramilitari e di controllo territoriale e sulle popolazioni. Le difficili condizioni fanno sì che nel febbraio 1982 le principali organizzazioni dell'opposizione armata si riuniscano nell'Unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (UNRG), dandosi un programma comune per l'affrancamento del paese dalla dittatura e per la democratizzazione, che, con alterna fortuna, porta avanti un'azione di guerriglia fino alla firma degli accordi di pace. L'esercito lancia una forte offensiva contro la guerriglia colpendo con ferocia le comunità contadine, supposte basi sociali del movimento armato. Numerosissimi villaggi vengono distrutti, la popolazione per sfuggire ai massacri è obbligata a rifugiarsi nei paesi vicini (soprattutto Messico): è la politica della terra bruciata. Un nuovo colpo di stato militare effettuato dal generale Mejia Víctores depone Ríos Montt nell'agosto 1983, senza però che la situazione cambi. Nel 1983 intervengono le Nazioni Unite condannando il governo militare per gli eccidi commessi. Nel 1984 sotto le pressioni delle istituzioni internazionali e di molti paesi che minacciano di interrompere gli aiuti economici, il governo militare decide di riaprire ai civili. Nel mese di luglio indice le elezioni di un'Assemblea Costituente facendole però ratificare da una costituzione già stilata. Viene emanato un decreto che assicura l'amnistia a tutti gli appartenenti alle forze armate che si siano resi colpevoli di reati contro i diritti umani durante gli ultimi governi militari.

Dal 1986 al 1991

Nel dicembre 1985 vengono indette le elezioni, sostanzialmente libere anche se la partecipazione è solo del 31%, che portano alla presidenza nel gennaio 1986 l'avvocato Vinicio Cerezo. I cinque anni della sua presidenza danno risultati completamente negativi, tutti i grandi problemi del paese rimangono quasi completamente irrisolti. Le campagne dell'esercito contro la guerriglia continuano sistematiche come pure le repressioni nei confronti della popolazione contadina. Nell'agosto 1987 a Esquipulas si costituisce la Commissione Nazionale di Riconciliazione (CNR), una delegazione della stessa incontra a Madrid una delegazione dell'URNG per un primo contatto in vista dell'avvio di trattative per la pace, ma l'iniziativa viene bloccata da un intervento diretto del comando dell'esercito. Nel marzo 1990 un nuovo incontro a Oslo permette di definire le condizioni per arrivare ad un contatto diretto tra governo e guerriglia.

Le elezioni presidenziali del gennaio 1991 vedono la vittoria di Jorge Serrano Elias. Impone una politica economica che, pur conseguendo alcuni risultati per il risanamento dei conti dello stato, peggiora ulteriormente le condizioni di vita della grandissima maggioranza della popolazione e nel campo dei diritti umani non si verificano miglioramenti. I negoziati di pace con la guerriglia, iniziati nella prima parte del 1990, proseguono stancamente, governo ed esercito puntano al puro e semplice disarmo della guerriglia.

Dal 1992 al 1996

Una spinta importante al processo di pacificazione viene data dal conferimento del premio Nobel per la pace 1992 a Rigoberta Menchú Tum, indigena guatemalteca dirigente del Comitato di Unità Contadina (CUC) una delle maggiori organizzazioni popolari. Nel maggio 1993 Serrano Elías tenta la soluzione dell'autogolpe con l'appoggio del ministro della difesa García Samayoa. La condanna del golpe è subito unanime. Serrano Elías deve riparare all'estero ed il 6 giugno 1993 il parlamento nomina alla presidenza il procuratore dei diritti umani Ramiro Leòn Carpio. Il paese rimane comunque in mano ai militari, con un forte incremento della repressione e delle violazioni dei diritti umani, si inaspriscono i problemi legati al ritorno dei rifugiati all'estero e delle Comunità di Popolazioni in Resistenza (CPR).

Le elezioni del parlamento danno la maggioranza relativa alla formazione politica di destra del generale Ríos Montt che viene eletto presidente del Congresso. All'inizio del 1994 la pressione internazionale ha rilanciato le trattative di pace tra governo e guerriglia che da molto tempo si trascinavano senza esito. Il 10 gennaio 1994 si firma in Messico un accordo per la ripresa delle trattative con l'URNG mentre si sancisce il rispetto della convenzione di Oslo ed il riconoscimento degli accordi parziali sino ad allora raggiunti. Si firma un primo accordo in Messico il 22 marzo 1994, un secondo ad Oslo il 24 giugno dello stesso anno ed un terzo nuovamente ad Oslo poco tempo dopo. Il 31 marzo 1995 in Messico si firma un accordo sull'identità e sui diritti dei popoli indigeni che apre la strada per fare del Guatemala uno stato multietnico e multiculturale.

Il 7 gennaio 1996 Alvaro Arzú, ricco imprenditore, uomo della destra moderata, vince il secondo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala. Poco dopo l'insediamento mette a riposo un gran numero di generali e colonnelli dell'esercito e nomina due generali leaders dell'ala costituzionalista ai posti chiave di Ministro della Difesa e Ispettore Generale dell'Esercito. Intanto a Roma, presso la Comunità di S. Egidio, avviene un incontro tra Rodolfo Mendoza (ministro dell'Interno del Guatemala) e Gustavo Porras (presidente la delegazione del governo per i negoziati di pace) con esponenti della guerriglia. Si ha un rilancio delle trattative di pace che riprendono con l'impegno di arrivare alla firma conclusiva entro il 1996. Il comando dell'URNG annuncia l'interruzione di ogni attività bellica da parte della guerriglia e il Presidente Arzù ordina all'esercito di sospendere ogni azione militare. Nell'aprile 1996 inizia lo scioglimento delle Pattuglie di Autodifesa Civile, il 6 maggio 1996 è firmato in Messico il fondamentale accordo sui temi socioeconomici e sulla situazione agraria, accordo criticato dai principali leaders contadini perché ritenuto insufficiente. Il 19 settembre 1996 si firma l'accordo sul "Rafforzamento del potere civile e funzione dell'esercito in una società democratica". Il 28 ottobre vengono interrotti i negoziati di pace e la smobilitazione delle PAC per un rapimento a scopo di estorsione da parte di Isaias, un ex comandante della guerriglia. La situazione si sblocca il 7 novembre quando uno dei comandanti generali dell'URNG, Gaspar Ilom, annuncia il suo ritiro dal tavolo dei negoziati per non intralciare il processo di pace. Le trattative riprendono, il 4 dicembre a Oslo viene firmato l'accordo di cessate il fuoco, il 7 dicembre a Stoccolma si firma l'accordo sulle modalità per la realizzazione delle riforme istituzionali ed elettorali, il 12 dicembre a Madrid si firma l'accordo sugli aspetti operativi per la reintegrazione dei guerriglieri URNG nella vita civile. La firma della pace è avvenuta il 29 dicembre 1996 nella capitale guatemalteca.

 

GEOGRAFIA

 

Superficie:

108.889 Kmq

Popolazione:

oltre 10.000.000 di abitanti

Densità:

91 ab/Kmq

Capitale:

Ciudad de Guatemala (1.095.000 abitanti)

Il Guatemala si trova nella zona settentrionale dell'America istmica e confina a Nord e a Nord-Ovest con il Messico, a Sud e a Sud-Est con El Salvador e l'Honduras, e a Est col Belize.
A Ovest è bagnato dall'Oceano Pacifico ed a Est, per un breve tratto, dal Mar Caraibico.

Le regioni centroccidentali del paese sono occupate da un complesso sistema montuoso, costituito da catene piuttosto elevate con formazioni ad altopiano. Nelle regioni sudoccidentali dominano invece le formazioni vulcaniche dall'aspetto più scosceso. Questa zona, dal clima mite fino ai 1500 metri e dal terreno reso fertile dai materiali eruttivi, risulta la più adatta all'insediamento umano nonostante la frequenza di eruzioni e sismi. Solo al di sopra dei 1500 metri la temperatura si fa rigida e vi sono anche nevicate.

Il territorio che si affaccia sull'oceano è dominato dalla pianura. La zona del Nord-Est è quella del bassopiano del Petèn, in larga parte paludoso, con temperature elevate e forte umidità. I fiumi che sfociano nell'oceano sono i più brevi ed impetuosi, mentre più regolari ed ampi sono i bacini idrografici che sfociano nel Mar delle Antille. Nella zona occidentale si trova il bacino lacustre vulcanico di Atitlàn; il lago più esteso è quello di Izabal, presso la costiera caraibica. In tutto il paese la piovosità è piuttosto elevata, anche se vi sono differenze tra le varie zone, dovute all'esposizione agli alisei umidi che provengono soprattutto da est e concentrano le piogge nella stagione estiva.

 

 

ECONOMIA

Il Guatemala è un paese di oltre 10 milioni di abitanti con il 65% di indigeni Maya, divisi in 22 etnie, che hanno conservato cultura e tradizioni originali.

Il problema economico fondamentale è quello della terra, poiché il 65% delle aree coltivabili è posseduto dal 2,2% della popolazione.

Superficie agraria:

 

Famiglie proprietarie:

Latifondi

2%

Latifondi

51%

Aziende medie

10%

Aziende medie

35%

Minifondi

63%

Minifondi

14%

Famiglie senza terra

25%

La campagna è quasi sempre lavorata dai Maya che sovente hanno minifondi insufficienti a fornire loro le risorse per vivere, mentre le grandi estensioni di terreno sono però dei ladini con coltivazioni imposte dai paesi esteri che ne traggono i maggiori benefici economici (allevamenti, piantagioni di caffè, cotone, canna da zucchero). Le rese nell'agricoltura di piantagione sono elevate, ma i terreni si impoveriscono rapidamente. Questa divisione della terra non è equa, per i ladini vuol dire grandi ricchezze, per i maya significa la necessità di lavorare la poca terra a disposizione senza riuscire a trarne il poco con cui sopravvivere e di andare poi a farsi sfruttare nelle piantagioni (fincas) degli agroesportatori. La povertà e lo sfruttamento sono dunque una componente essenziale di quelle leggi dell'economia che consentono di tenere i salari bassi. La sopravvivenza di un'agricoltura di sussistenza relegata nelle zone meno fertili funziona da serbatoio di braccia per le multinazionali.PRIVATE "TYPE=PICT;ALT=Foto di Gianni Vecchiato"

Il Guatemala ha un'economia agricola povera legata essenzialmente all'esportazione: caffè, banane, canna da zucchero, cotone tabacco e cacao, mentre granoturco, riso e fagioli sono coltivati per il consumo interno.

Nel 1986 con il ritorno del governo civile di Vinicio Cerezo, partì un forte movimento per la rivendicazione della terra che coinvolse centinaia di migliaia di contadini. Tuttavia il nuovo presidente continuò la politica agraria precedente e lo stesso fece il suo successore Jorge Serrano Elías.

Per la bellezza del paesaggio, le vestigia storiche e la cultura indigena il Guatemala è un paese di grande attrattive turistiche. Il boom turistico iniziò con gli anni settanta ma è sempre stato ostacolato dalle insufficienti condizioni di sicurezza interna.

Scarse le risorse minerarie, dipende dall'estero per petrolio, ferro e macchinari.

Non è la stessa cosa esportare materie prime a prezzi bassi ed importare prodotti rielaborati ed ad alta tecnologia a prezzi alti, a livello internazionale il controllo delle materie prime e delle merci è esercitato dai paesi sviluppati, che rendono fortemente squilibrato lo scambio a loro vantaggio. In Guatemala siamo di fronte ad uno sviluppo poco consistente dell'industria: raffinerie, cementifici, settore tessile sono i più sviluppati, ma soprattutto il settore alimentare e conserviero. La United Fruit Company è stata la più autorevole multinazionale americana nel settore alimentare, che ha influito grandemente nell'economia del Guatemala. Nel 1953 è stata nazionalizzata da Arbenz ed anche se ora non esiste più il sistema instaurato dagli americani è ancora presente. Nel 1954 l'unica ferrovia del paese, l'unico impianto telegrafico per il pubblico e l'unico porto sull'Atlantico appartenevano alla United Fruit.

 

INDICATORI SOCIALI

Sono tra i più negativi dell’America Latina. Per la pluralità delle fonti, non sempre perfettamente coincidenti, i dati riportati non possono essere analizzati nei minimi termini; tuttavia per fotografare la situazione nelle sue linee generali sono largamente attendibili.

- mortalità infantile 45 X 1000

- mortalità fra minori di 5 anni 55 X 1000

- mortalità partorienti 190 X 100.000

- 58% dei parti avvengono senza assistenza medica

- speranza di vita: 65 anni, ma per la popolazione indigena è più bassa

- solo il 30% della popolazione fruisce dell’assistenza sanitaria pubblica. Per oltre metà della popolazione non c’è accesso alle cure mediche

- analfabetismo: 31% secondo i dati governativi ufficiali considerati però da molti analisti troppo ottimistici (molto più alto il tasso tra gli indigeni)

- spesa pubblica per l’istruzione: 1,7% del PIL (la più bassa dell’America Centrale)

-          tra disoccupazione totale e lavoro informale il tasso di disoccupazione tocca i 2/3 della popolazione.

-   oltre i 3/4 dei lavoratori non ha copertura pensionistica

- il 54% della popolazione è da considerare povera, cioè non in grado di soddisfare, secondo le valutazioni più prudenti, le necessità fondamentali della vita, con una percentuale molto più alta tra la popolazione indigena

- si stima che il deficit di abitazioni si avvicini alla cifra di 1,5 milioni. Alta la percentuale di famiglie che vivono senza le minime condizioni di abitabilità e prive di energie elettrica ed acqua potabile.

- il reddito pro-capite è di 1.700 dollari, che sale a 10.170 dollari per il 21% della popolazione più ricca e si abbassa a 357 dollari per il 20% più povera

- tasso di crescita annuo della popolazione dal 1995 al 2000: 2,9%. La popolazione prevista per il 2050 è 26,6 milioni.

 

LINGUE

La lingua ufficiale è lo spagnolo: in effetti il 66% della popolazione parla spagnolo, lo si parla nei grossi centri del paese; è la lingua che si insegna a scuola, è la lingua della burocrazia, della politica, dell'informazione ma resta sempre la lingua dei conquistatori, da loro imposta in un paese che aveva radici etno-linguistiche diverse. Il Guatemala è l'unico stato dell'America settentrionale e centrale in cui gli indios rappresentano la maggioranza della popolazione (circa il 65%). La famiglia linguistica dominante in Guatemala era quella Maya-Quichè dalla quale si sono ramificati più di 20 idiomi presenti ancora adesso nelle regioni abitate dai discendenti degli antichi Maya.

I quattro più diffusi che coprono circa il 30% delle parlate indigene sono: Quichè, Cakchiquel, Mam e Keckchí. A Livingston, alla foce del Rio Dulce, e a Puerto Barrios, sul mar dei Caraibi, abitano i Garifunas gruppo etnico costituito da neri vittime della tratta ai tempi dello schiavismo che parlano il Caribe, idioma non appartenente alla famiglia Maya-Quichè.

Spagnolo

66%

Cakchiquel

6%

Mam

4%

Quichè

13%

Kekchí

4%

 

POPOLAZIONE

La popolazione è fortemente caratterizzata in senso giovanile: quasi la metà della popolazione ha meno di 16 anni, il tasso di incremento annuo della popolazione è del 2,9%. In Italia la speranza di vita alla nascita è 77 anni contro i 65 del Guatemala.

Ci sono 22 etnie, ma c'è inoltre una profonda divisione tra indios e ladinos, divisione che si riflette nelle differenze tra città e campagna. Nelle città ci sono prevalentemente ladini: i ladini ricchi nei posti prestigiosi ed i ladini poveri che svolgono i lavori manuali. Il 65% dei guatemaltechi (prevalentemente indios) vive in zone di campagna, zone dotate di servizi spesso non adeguati con ridotte possibilità di spostamento. Gli indigeni sono i diretti discendenti dell'antico popolo Maya. I Maya costituirono un articolato sistema di vita, con originali strutture politiche e sociali e diedero vita ad una delle più importanti civiltà precolombiane in America. La loro economia era basata sull'agricoltura, essi però non conoscevano il diritto di proprietà privata della terra, considerata patrimonio degli dei, e veniva così amministrata e distribuita dai sacerdoti. La struttura sociale ed il razionale sfruttamento delle risorse economiche assicurava il funzionamento di un'economia che garantiva i consumi interni e promuoveva anche un'intensa attività di scambi commerciali. Fattore unificante era una religione naturalistica che era funzionale alle esigenze della società. Notevoli conquiste furono realizzate nel campo scientifico, specie nella matematica e nell'astronomia, svilupparono inoltre l'architettura con opere di notevole bellezza, un'arte legata a pittura e scultura ed una ricca manifattura di ceramica. Di una copiosa letteratura, andata in gran parte dispersa o distrutta dai conquistatori, restano alcune opere, fra le quali ha notevole rilievo il "Popul Vuh". I documenti che ci sono pervenuti sono testimonianze eloquenti della grande civiltà e della profonda solidarietà che questo popolo conserva benché si trovi quotidianamente obbligato a lottare per la propria sopravvivenza. Il popolo Maya nutre un grande rispetto nei confronti della vita in generale e di ogni essere vivente in particolare, rispetto che si esprime anche nei rapporti quotidiani fra gli uomini. La maggior parte di loro è fiera delle proprie origini e della propria storia millenaria che viene dalla terra e per questo resiste a tutte le aggressioni dei ladini ed alle migrazioni forzate valorizzando la propria cultura anche attraverso i modi di vestire e le feste.

In un quadro generale di povertà, una popolazione in rapido aumento si trova nell'impossibilità di trovare terra sufficiente per soddisfare le proprie necessità. Il problema è causato dalla mancanza di investimenti nelle piccole aziende agricole e dalla concentrazione dei terreni produttivi nelle mani di un numero ristretto di famiglie ricche o di grosse aziende. Una parte di queste persone è stata così spinta a migrare presso le città trovando rifugio nelle baraccopoli.

In Guatemala su 10,8 milioni di ettari di terra esistente solo 5,2 sono considerati coltivabili, ma in effetti 2,4 milioni di ettari sono lasciati inattivi dai latifondisti, inoltre 5,6 milioni di ettari considerati non fertili possono essere in buona parte recuperati per determinati tipi di coltivazione. Nel 1978 nacque il Comitato di Unità Contadina (CUC) con il programma di promuovere la lotta per la terra e creare l'unità tra indigeni e ladinos, cercando di superare la strategia di divisione messa in atto da sempre dalla classe dominante.

Le organizzazioni riunite nel Coordinamento Nazionale delle Organizzazioni Contadine chiedono che siano concessi ai contadini le grandi estensioni di terreno considerate improduttive per creare cooperative agricole e che ci sia il riconoscimento alle comunità contadine ed indigene della proprietà legittima delle terre da loro storicamente coltivate

 

SCUOLA

In Guatemala vi sono 7 anni di scuola obbligatoria, dai 7 ai 13, prima della quale c'è la scuola materna facoltativa. Dopo i 13 anni c'è la scuola secondaria facoltativa. Se uno decide di frequentare l'Università si iscrive ad un Liceo, chiamato Bachillerato che dura 5 anni, al termine deve sostenere un esame prima di accedere agli studi universitari. Se invece lo studente vuole svolgere una professione qualsiasi si iscrive alle scuole superiori composte di 3 anni di fase preparatoria più alcuni anni di svolgimento della professione. Più di metà della popolazione è Maya, ma la scuola non sembra tenerne conto. Il sistema educativo è predisposto per i ladini, fra le altre cose privilegia le capacità scritte su quelle orali favorendo così la cultura occidentale rispetto alla tradizione orale tipica delle etnie Maya.

Quasi il 50% della popolazione è analfabeta, questa percentuale però non è equamente distribuita fra le varie etnie, si arriva fino al 76% fra le donne Maya. Questo non significa che sono incolte, ma semplicemente che possiedono un'altra cultura; questo fatto però le emargina inesorabilmente. I bambini Maya spesso non vanno a scuola, soprattutto nei paesi più piccoli o nelle campagne perché sono costretti a lavorare per aiutare le loro famiglie. Inoltre c'è il problema della lingua: maya e neri spesso iniziano la scuola conoscendo solo la loro lingua d'origine, servirebbero scuole ed insegnanti bilingui.

 

RELIGIONI

Gli indigeni avevano una religiosità profonda; riconoscevano, accanto ad altre divinità, l'esistenza di un essere supremo, creatore del mondo, che chiamavano Humb-ku, che significa un solo Dio. Nelle città c'erano imponenti centri per le funzioni religiose; bruciavano pom (incenso) e accendevano candele, rivolti verso i 4 punti cardinali che formano una croce simbolica al centro della quale sta l'uomo Maya, il cui colore è il verde che rappresenta l'abbondanza del raccolto. La data e la durata delle celebrazioni era fissata dai sacerdoti-astronomi che avevano inventato un calendario basato sulla luna, con 18 mesi di 20 giorni oltre ad un breve mese di 5-6 giorni considerati nefasti.

Ci sono pervenute molte testimonianze della civiltà e religiosità Maya; oltre al Popol Vuh dettato da un indigeno e scritto da fra Francisco Jimenez in lingua quiché, ci sono gli annali dei Kakchiqueles.

Il cattolicesimo è diffuso in tutta la popolazione guatemalteca. È la religione dei ladini, discendenti da un popolo cattolico; è la religione dei Maya che sono riusciti ad integrare il proprio modo di esprimersi con quello della fede dei conquistadores dando vita ad una forma di sincretismo religioso; è la religione dei Garifunas tra i quali sopravvive mescolato a credenze africane ed indigene.

Dal 1967 è iniziato l'arrivo dagli Stati Uniti delle sette evangeliche fondamentaliste praticanti l'interpretazione della Bibbia totalmente acritica e attaccata al senso letterale di ogni parola. Ad oggi raccolgono circa il 30% della popolazione e si contrappongono alla chiesa Cattolica impegnata per i cambiamenti politici e sociali.

La Chiesa Cattolica accanto ad altri organismi, ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante nella difesa dei diritti umani. Grazie alla presenza capillare su tutto il territorio, le comunità cristiane rappresentano una vera e propria rete di comunicazione e di solidarietà. Moltissime parrocchie e diocesi hanno assunto la difesa degli indigeni e dei contadini, denunciando abusi e massacri o più spesso offrendo in silenzio solidarietà, appoggio e rifugio alle vittime.

 

ALIMENTAZIONE

Il mais era l'epicentro del mondo Maya, il granturco era considerato dono degli Dei, era sacro e la semina doveva essere fatta secondo un rituale adatto. Il mais rappresenta ancora l'elemento principale del pasto degli indios. La milpa (il campo di mais) si incontra in quasi tutta la regione montuosa. La tortilla (focaccia di mais senza sale cotta su un disco di terracotta) è l'elemento base della cucina delle popolazioni indigene insieme ai fagioli ed al chile (peperoncino piccante). Si beve l'atol (bevanda di mais bollito) ed il pinol (mais tostato e macinato che sostituisce il caffè). Nei giorni di festa si preparano i tamales (pasta di mais avvolta in foglie di mais in forma di involtini, cotti poi a vapore) e si beve il guaro (liquore fatto di mais o crusca fermentati).

 

ABBIGLIAMENTO E TRADIZIONE

Gli abiti degli antichi Maya erano tessuti in cotone o con fibre di agave. I colori erano naturali e venivano ricavati da sostanze vegetali, animali o minerali. Poiché la società preispanica era profondamente gerarchica, i vestiti riflettevano il potere della persona che li indossava. Oggigiorno gli abiti hanno subito parecchi cambiamenti, soprattutto in seguito all'influenza occidentale, ma nonostante tutto non è diminuita l'importanza dell'abito tradizionale nelle comunità indigene dove l'indumento rappresenta ancora una collocazione all'interno della comunità. Gli uomini portano generalmente una camisa e un pantalon (la cui lunghezza varia da mezza coscia, al ginocchio ed alla caviglia) ed un sobrepantalon (oggigiorno usato solo a Todos Santos Cuchumatàn), una faja (cintura di tessuto che serve a reggere i pantaloni), il saco (giacca di tessuto spesso decorata o ricamata).

Le donne portano un huipil (blusa di stoffa tessuta a mano o ricamata), la faja (cintura di tessuto), il tzute (stoffa utilizzata per usi diversi, come copricapo, come scialle, per portare oggetti), il corte (gonna costituita da un unico pezzo di tessuto adattato dalla donna e fissato in vita con la faja), il penaje o reboso (scialle rettangolare con frange laterali usato in varie occasioni).

 

FESTE E CERIMONIE

In Guatemala le feste, pur avendo essenzialmente un significato religioso, esprimono ancora oggi il dualismo sempre esistito fra tradizione e presente, fra sacro e profano ed è così che le influenze cristiane importate dai conquistadores si trovano spesso mescolate ai resti dell'antica cultura maya.

Fra le cerimonie più significative del Guatemala bisogna segnalare quelle dedicate a Tecún Uman, spesso celebrato nelle varie località lo stesso giorno della festa patronale. Tecún Uman è l'eroe quichè che combatté contro gli Spagnoli al tempo della conquista e fu ucciso. Viene ricordato con il famoso Baile de la Conquista, una rappresentazione tragico-ironica caratterizzata da balli, suoni di tamburi, maschere e teatro popolare. La maggior parte dei paesi celebra annualmente il giorno del patrono con feste rallegrate da musica e dal suono della marimba, ma nelle varie pratiche religione la data più attesa è quella della Settimana Santa. A Santiago Atitlàn fa la sua apparizione durante la Settimana Santa Maximon, un insieme di idolo pagano e di semisanto cattolico. Oltre alla settimana santa sono molto sentite anche le feste della Vergine ad ottobre, di San Isidoro a maggio, di San Rafael e di San Miguel.

Ancora oggi si celebrano cerimonie che risalgono a centinaia di anni fa a testimonianza di come negli animi delle popolazioni indigene siano ancora vive origini e credenze che appartenevano ai loro antenati Maya e che nessun conquistatore è mai riuscito a distruggere veramente. A Chichicastenango viene celebrato il Dio Pascual Abaj con cerimonie particolari che terminano con il sacrificio di un gallo, solo l'alcalde (nominato ogni anno fra le persone più rispettabili) può eseguire questa cerimonia sacra. I barriletes (gli aquiloni) hanno origine nella tradizione più profonda del popolo guatemalteco, per loro rappresentano una forma di comunicazione nel cielo con le anime dei morti. A Santiago Sacatepèquez il 1 novembre, dopo la visita ai propri morti, gli indigeni innalzano al cielo barriletes di ogni tipo che possono raggiungere anche un diametro di 8 metri. La leggenda racconta che si iniziò per scacciare gli spiriti maligni che infastidivano gli spiriti buoni che riposavano nel cimitero (il rumore del vento contro la carta dava loro fastidio). La marimba rappresenta per il popolo guatemalteco un simbolo nazionale, già nel 1680 si parlava dell'uso di questo strumento per inaugurare la cattedrale di Santiago de Caballeros. È uno strumento multiculturale, si trova in vari paesi del mondo, ma in ognuno di essi assume delle caratteristiche proprie.

 

LE ORGANIZZAZIONI POPOLARI

Con il ritorno alla presidenza civile nel 1986 si aprì uno spazio politico che permise alle organizzazioni sindacali, di tutela dei diritti umani, contadine ed indigene di riorganizzarsi e di riprendere le loro attività.

Le organizzazioni sindacali

Nel 1988 si è costituita una federazione di sindacati e di organizzazioni popolari con la fondazione dell'Unione di Azione Sindacale e Popolare (UASP).

Il movimento contadino

Nel 1978 si è costituito il Comitato di Unità Contadina (CUC) fra le popolazioni indigene delle campagne del Quichè, Chimaltenango, Costa Sud.

Il movimento indigeno

È in pieno sviluppo il movimento degli indigeni ricco della risolutezza e della forza delle magnifiche donne Maya. Fra le numerose organizzazioni quella più piena di storia è il Consiglio delle Comunità Etniche Runujel Junam (CERJ) che per la sua costante azione di denuncia dei soprusi patiti dalle popolazioni indigene è stato soggetto a repressione.

Gruppi di tutela dei diritti umani

Sono molteplici, con un ruolo di rilievo per la Commissione per i diritti umani in Guatemala (CDHG). Il Gruppo di Appoggio Mutuo (GAM) che riunisce i familiari delle vittime delle repressioni è sorto nel 1984 con lo scopo di esigere il ritorno a casa dei familiari scomparsi o almeno conoscere la loro sorte. La rappresentante del GAM Nineth De Garcia attualmente fa parte del governo guatemalteco.

Movimento studentesco

L'Associazione di Studenti Universitari (AEU) ha una lunga tradizione di lotte studentesche e di partecipazione popolare contro la repressione e per la democrazia.

Le vedove per atti di violenza

Nel 1988 è sorto il Coordinamento Nazionale delle Vedove del Guatemala (CONAVIGUA) che raggruppa le donne rimaste vedove in seguito all'assassinio del marito.

Gli esuli

Il Consiglio Nazionale dei Desplazados del Guatemala (CONDEG) cioè degli esuli in patria, ha iniziato operando tra gruppi di famiglie sparse nella capitale e nei diversi dipartimenti per affrontare i loro problemi più gravi. Presenti anche le rappresentanze dei rifugiati in Messico (CCPP) che hanno iniziato il loro ritorno in patria, e le Comunità di Popolazione in Resistenza (CPR).

Nel 1983 è stata fondata la rappresentanza Unitaria dell'Opposizione Guatemalteca (RUOG) che, dopo aver svolto all'estero un notevole lavoro di denuncia della situazione politica guatemalteca, sta ora compiendo un graduale ritorno nel paese.

 

COMUNITÀ DI POPOLAZIONE IN RESISTENZA (CPR)

Le Comunità di Popolazioni in Resistenza (CPR) della Sierra sono popolazioni contadine pacifiche di diverse etnie Maya, rifugiatesi sulle montagne della Sierra (Dipartimento del Quiché, a nord-ovest di Città del Guatemala) durante gli anni più duri della guerra civile che ha martoriato il Guatemala per 36 anni. In particolare negli anni che vanno dal 1976 al 1980, l'esercito effettuò una sistematica e selettiva repressione contro membri di organizzazioni popolari, cattoliche e beneficiari di progetti agricoli di tipo cooperativistico. A queste repressioni, a partire dal 1980 si aggiungono i massacri, e la strategia governativo-militare per combattere la resistenza della guerriglia diventa quella della "terra arasada", che prevede la distruzione dei villaggi e l'eliminazione delle persone che possono fungere in qualche modo da supporto per la guerriglia: in fuga da questo drammatico scenario di repressione brutale, migliaia di contadini si rifugiano sulle montagne, si strutturano in Comunità ed organizzano la loro resistenza pacifica. Non vengono riconosciute ufficialmente e sono oggetto di massacri e di repressioni, vivono nell'impossibilità di muoversi senza rischi per la propria incolumità in condizioni di povertà estrema, costretti al nomadismo della fuga. Il 7 settembre 1993, sotto la presidenza di Ramiro de Leon Carpio (la cui elezione, avendo ricoperto la carica di Procuratore per i diritti umani, aveva fatto rinascere le speranze generali), 600 delegati delle CPR marciano dai loro rifugi sulle montagne fino a Città del Guatemala, per chiedere di essere riconosciuti dal Governo, di iniziare un negoziato (dignità indigena, diritti umani, terra) dichiarandosi popolazione civile, contadina. La solidarietà internazionale appoggia la lotta delle CPR ed è presente nelle Comunità con missioni di "accompagnamento" per garantire l'incolumità degli appartenenti alle CPR durante i loro spostamenti e per denunciare tutte le violazioni dei diritti umani e gli atti di intimidazione e di persecuzione.

A metà dicembre 1996 Governo e CPR firmano il primo accordo sull'accesso alla terra, in cui si inizia a intravedere un tentativo di affrontare il problema della collocazione di popolazioni profughe che rientrano alle loro zone d'origine. A partire dalla seconda metà degli anni '90, con l'avvicinarsi della firma della pace tra Governo e Guerriglia (URNG), si allenta la tensione anche intorno alle CPR e le Comunità iniziano a rivolgersi alla Solidarietà Internazionale, chiedendo che vengano sostenuti i loro progetti nei settori: scolastico, sanitario ed agricolo. In particolare il problema dell'istruzione riveste un'importanza fondamentale, poiché non si tratta "semplicemente" di risolvere un grave problema di analfabetismo, ma di far crescere la popolazione nel rispetto della cultura Maya e dei suoi valori, che non hanno mai trovato spazio all'interno dei programmi scolastici ufficiali.

In aggiunta a ciò, non esistono scuole ed insegnanti "statali" presso le CPR data la loro collocazione geografica in zone impervie, senza vie di comunicazione al di fuori di sentieri e prive di ogni tipo di servizi. La formazione è affidata al lavoro di volontari ed il tempo che i maestri locali dedicano alla scolarizzazione viene sottratto al lavoro nei campi.